Obama perde la Camera ma non crolla

Sarà pur sempre l’America di Obama, quella del sogno riformista, oppure da questo tonfo uscirà un presidente dimezzato? Non cambierà nulla, si è affrettato ieri a dire l’ambasciatore Usa a Roma, David Thorne. Che tuttavia ha dovuto ammettere: «Ora far passare le riforme sarà quasi impossibile». Nell’apparente contraddizione del diplomatico, c’è il Paese uscito dalle urne di medio termine: un grande punto interrogativo. Capitol Hill, sede del congresso, per una metà, la Camera, passa ai repubblicani, mentre la fetta del Senato resta Democrat sul filo di lana. Non un ko, ma il rischio della paralisi è concreto. L’inquilino della Casa Bianca ha commentato il voto parlando alla nazione dalla east room . Non ha nascosto la portata della sconfitta: «Una bastonata». E se ne è assunto la responsabilità. Ha teso la mano ai vincitori -«Lavoriamo insieme per il Paese» -, ma ha difeso le sue riforme: «Alla fine sarò giudicato dai risultati». I repubblicani lo incalzano dal momento in cui, erano le sei di ieri mattina, hanno avuto la certezza della maggioranza alla Camera: «Dovrà cambiare la sua agenda». E per agendasi intendono sostanzialmente i tre binari fondamentali suiquali Barack Obama ha incardinato l’azione di governo: la riforma della sanità, quella dell’economia, passando per i santuari di Wall Street, e l’ambiente. Tanto per chiarire subito, John Boehner, prossimo speaker della Camera al posto di Nancy Pelosi, hadetto che i repubblicani «faranno tutto ciò che è in loro potere per cambiare la riforma sanitaria» varata dall’amministrazione Obama.Che peròpotrebbe anche sfruttare le crepe aperte dal voto, nonostante la vittoria, tra i repubblicani. Agli ultraconservatori dei Tea Party, il Gop tradizionale continua a guardare con grande diffidenza. È in questo spazio che il sognodi Obama può trovare nuova linfa per non morire. dnews-