Ruby: «Alla festa Berlusconi mi disse: che gambe lunghe che hai»

Quella sera Berlusconi «mi ha detto che ho le gambe lunghissime» e «prendeva in giro Bersani». Quella sera «ero incinta, poi abortii». Quella sera «eravamo in dieci ragazze, tutte molto appariscenti». Non si ferma più, la fresca diciottenne Karima el Marhug, alias Ruby Rubacuori. Sfrutta il suo momento di celebrità con rivelazioni a getto continuo, come queste, concesse al settimanale Oggi. E si permette anche un rimprovero al premier: «La colpa di Silvio è quella di fare entrare in casa sua gente che non conosce. Lui è un’istituzione, dovrebbe comportarsi di conseguenza. Casini come Noemi e la D’Addario se li è cercati. Non si può pretendere discrezione da gente sconosciuta». Già, discrezione. Qualcosa di cui non si scorgono tracce in tutta questa vicenda, ancora lungi dall’essere chiarita, benché ieri, almeno su un punto, sia arrivata una conclusione. Le «procedure di identificazione, fotosegnalazione e affidamento sono state correttamente eseguite e non sono previsti ulteriori accertamenti sul punto» ha detto il procuratore della Repubblica di Milano, Edmondo Bruti Liberati, riguardo a quando Ruby venne portata in Questura e poi rilasciata e affidata alla consigliera regionale Nicole Minetti. Ma nel frattempo la polizia è andata a settacciare la casa-famiglia di Genova, sequestrando a Ruby carte e foto, appunti del futuro libro, materiali «interessanti» per le due indagini – una per furto e l’altra per sfruttamento della prostituzione – che l’hanno resa famosa. Sulla serata da Berlusconi, intanto, affiorano nuovi dettagli. Il premier – racconta Ruby a Oggi – la portò nel suo ufficio: «Sapeva dei miei problemi, voleva aiutarmi». Ecco allora la busta con settemila euro. «Mi ha detto che non voleva nulla in cambio. E ha aggiunto: “Non sono un uomo cattivo, non stare sulle tue”». Poi, al telefono, dopo quella notte in Questura, l’addio: «Mi ha detto che non voleva più vedermi». Fabretti/leggo-