Red carpet al femminile con una Moore schietta

Oltre ad essere un’attrice strepitosa e coraggiosa, Julianne Moore è una che non la manda a dire. L’ha dimostrato al meglio ieri, al Festival del Film di Roma, presentando il notevole The Kids are all right di Lisa Cholodenko, dove interpreta una mamma in crisi con sua ‘moglie’. La diva 49enne, premiata con il Marc’Aurelio d’Oro da Paolo Sorrentino, prima esalta le «straordinarie» famiglie gay («Finalmente si è capito, almeno in America, che ai figli servono semplicemente due genitori che li amino davvero »), poi bolla come «infelice e imbarazzante» la dichiarazione del premier Berlusconi: «Affermare che è meglio appassionarsi alle belle ragazze che essere gay è una cosa arcaica. E continuare a parlare in questo modo degli omosessuali è un atteggiamento idiota: è acquisito che l’orientamento sessuale ha natura biologica». Se la Moore dice di «esser diventata attrice per caso», Valeria Marini esordisce come produttrice non per caso, ma per desiderio con I want to be a soldier: «Un’esperienza incredibile, ho intenzione di continuare, nel filone dell’impegno sociale». Anche qualcun altro è fermamente deciso a continuare, e in un impegno serio che coinvolge tutti: quello in difesa di Sakineh, ricordato dal regista curdo-iracheno Fariborz Kamkari nel presentare il suo I fiori di Kirkuk. Nessuna proiezione, invece, per Carlosdi Olivier Assayas, film sul terrorista venezuelano: disguidi tecnici ne hanno comportato l’annullamento e il rinvio a data da destinarsi. Chiusura in bellezza con De Cataldo e Salvatores, che hanno coinvolto il pubblico serale dialogando su cinema e giustizia con l’atteso incontro “Obiezione, vostro onore”. dnews-