«Ora andiamo noi in tv»

Non l’hanno proprio digerita quell’intervista a Che tempo che fa in cui domenica scorsa Marchionne si professava metalmeccanico e spiegava che «senza l’Italia la Fiat starebbe meglio» e che lui sarebbe disposto ad aumentare i salari al di sopra dei milleduecento euro di adesso se le fabbriche italiane del gruppo guadagnassero in competitività. Così ieri 600 operai di Mirafiori (di fatto la maggior parte di quelli che erano al lavoro, in questi giorni di cassa integrazione) hanno sottoscritto e inviato a Fabio Fazio una lettera in cui chiedono che a essere invitati in tv ora siano loro: «Vorremmo raccontare la nostra vita di operai e il nostro lavoro, fondamentale per generare ricchezza per il Paese». «Vorremmo raccontare – scrivono – come funziona il ciclo produttivo, come le auto escono dalle linee e come questo accada a costo di enormi sacrifici da parte di persone che dedicano la propria vita a fare questo mestiere». Dopo giorni di attacchi, ieri l’ad del Lingotto ha però incassato l’appoggio pubblico della proprietà. Il presidente John Elkann ha tentato di chiudere le polemiche con una battuta a margine del cda della Juve: «Non è vero che Marchionne ha detto che la Fiat vuole lasciare l’Italia. Ha solo posto un problema di competitività dell’Italia». Anche Montezemolo si è improvvisato pompiere: «Tutti noi sappiamo quanto l’Italia sia importante per la Fiat e quanto Fiat sia importante per l’Italia – ha detto il presidente della Ferrari – Marchionne ha posto problemi veri e importanti con coraggio e chiarezza». Il futuro di Fabbrica Italia resta però un’incognita. Il neoministro per lo Sviluppo economico Paolo Romani ha fissato un incontro con Marchionne a Roma il prossimo 4 novembre per chiarire la strategia industriale del Lingotto. leggo-