Un errore in corsia ogni 48 ore

Un errore medico ogni due giorni, un decesso ogni tre. E’ l’impietoso quadro di presunti casi di malasanità della Commissione Parlamentare d’Inchiesta sugli errori in campo sanitario. In poco più di un anno, dalla fine di aprile del 2009 a metà settembre 2010, si contano 242 casi all’esame, di cui 163 hanno fatto registrare la morte del paziente. In entrambi i casi in testa alla classifica c’è la Calabria (64 errori e 50 decessi) e la Sicilia (52 errori e 38 decessi). Seguono il Lazio, la Campania, la Puglia. I casi di malasanità non sempre però sono legati all’errore diretto del camice bianco. Spesso sono figli di disservizi, carenze, strutture inadeguate. Tutte lacune del Ssn che la Commissione cataloga come «altro». Serve subito anche in Italia un «ufficio del garante, una agenzia, un’authority che valuti costantemente l’efficacia, l’efficienza e la qualità delle cure», afferma il presidente della commissione d’inchiesta sull’Efficacia ed efficienza del servizio sanitario nazionale Ignazio Marino. Immediata la reazione di Francesca Moccia, coordinatrice nazionale del Tribunale per i diritti del malato-Cittadinanzattiva: «I dati non ci sorprendono. Da anni denunciamo le carenze strutturali e organizzative degli ospedali del Sud, soprattutto quelli calabresi. Serve un sistema di controllo efficace». Per Amedeo Bianco, presidente della Federazione degli Ordini dei Medici (Fnomceo), gli errori sono motivo di «allarme, preoccupazione e attenzione», ma i dati vanno relativizzati, in un contesto che vede milioni di ricoveri e prestazioni sanitarie ogni anno. leggo-