«Uno 007 nel garage della strage»

Le indagini sulla presunta trattativa fra Stato e mafia negli anni delle stragi si arricchiscono di nuovi tasselli. Ieri, alla Direzione investigativa antimafia di Caltanissetta, il collaboratore di giustizia Gaspare Spatuzza ha riconosciuto l’agente dei servizi Lorenzo Narracci come somigliante «alla persona estranea a Cosa nostra presente nel garage dove si imbottiva di tritolo la Fiat 126» che provocò la morte di Paolo Borsellino e dei 5 uomini della sua scorta. Dopo una ricognizione all’americana, il pentito ha detto che Narracci «somiglia molto a quella persona» ma «di non essere certo al 100%». Anche Massimo Ciancimino, figlio del sindaco di Palermo colluso con la mafia, ha riconosciuto Narracci come «l’uomo che in un’occasione incontrò Vito Ciancimino nella sua abitazione». Ma lo 007, ancora oggi funzionario dell’Aisi (Agenzia per la sicurezza interna) ha negato di aver mai visto Ciancimino e suo padre. Lo stesso Ciancimino jr è accusato, a Palermo, di concorso in associazione mafiosa per aver fatto da tramite fra suo padre e i boss, fra cui Provenzano. Le notizie che escono dalle procure siciliane vengono lette dal fratello del giudice ucciso nel luglio del ‘92 come «passi verso la verità». «Da anni – ha detto Salvatore Borsellino – sostengo che mio fratello è stato ucciso perché si è messo di traverso alla trattativa tra la mafia e lo Stato». E annunciando una manifestazione a sostegno dei magistrati che stanno conducendo le inchieste, avverte: «Ho grande paura che possa succedere qualcosa. Il pericolo può arrivare da quelle stesse persone che hanno messo le bombe in via D’Amelio, e non mi riferisco ai mafiosi. Tutto è legato a quell’infame trattativa tra Stato e mafia». leggo-