La strigliata a Marchionne «Fiat grande grazie allo Stato»

«Marchionne? Ha dimostrato di essere un po’ più canadese che italiano». All’indomani della sortita dell’ad della Fiat che già domenica aveva scatenato critiche dei sindacati e di gran parte del mondo politico, il presidente della Camera ha tirato una frecciata al manager italocanadese che ha definito l’Italia «un peso» per il Lingotto. «Ha detto una cosa che sarebbe normale se detta da uno che non è un top manager italiano, ma è un po’ paradossale che lo dica l’amministratore delegato della Fiat perché, se è ancora un grande colosso, è stato perché c’è stato il contribuente italiano a garantirlo ». Toni duri quelli di Gianfranco Fini durante un incontro a Roma con alcuni studenti. A difendere l’adFiat è stato invece il coordinatore del Pdl, Sandro Bondi: «Se l’Italia avesse ancora una classe dirigente nazionale degna di questo nome e dei leader politici autorevoli, si interrogherebbe a fondo sulle affermazioni di Marchionne – ha detto, quasi rivolgendo un affondo a Fini – Ignorare o peggio polemizzare con una sua battuta paradossale quanto allarmata significa far finta che i problemi non ci siano e che tutto possa continuare come nel passato. La sinistra lo può fare, tutti coloro che lavorano per il cambiamento e la modernizzazione dell’Italia no». Morbida anche la reazione del leader Udc: «Marchionne non va demonizzato – ha detto Pier Ferdinando Casini -Anche se la Fiat ha ricevuto ingenti contributi dallo Stato ha cento ragioni, come quando parla di perdita della competitività in Italia. Dice cose sacrosante ».