Nomadi: «Non viviamo solo di cover»

Ti fregano con l’esperienza e con gli intensi anni di carriera alle spalle. E quando verrebbe da dire che un album di cover, di questi tempi, non è che sia una cosa originale, i Nomadi – per difendere l’uscita oggi del loro Racconti Raccolti (Warner), undici brani di artisti italiani «rivisitati con rispetto» – hanno la risposta pronta. «Un tempo fare cover era nella normalità – spiega la memoria storica della band emiliana, Beppe Carletti –. I Beatles e gli Stones non disegnavano cover nei loro album. Grave sarebbe vivere solo di cover». E questo non è il caso dei Nomadi, un gruppo che tra tre anni spegnerà le 50 candeline di musica, passione e normalità. Sì, normalità perché i Nomadi scelgono il centro Exodus di Don Mazzi nel milanese Parco Lambro – luogo di impegno sociale e lotta contro la droga – per presentare un disco, a loro modo: vestendosi da chef e preparando con le loro mani un pranzo luculliano per la stampa. Tra uno gnocco fritto e un bicchiere di Lambrusco, i Nomadi si raccontano e quel che emerge è la voglia di omaggiare colleghi come Zucchero (con lui un duetto sulle note di Hey Man), Edoardo Bennato, Enrico Ruggeri, Francesco Guccini, Francesco De Gregori, Ivan Graziani e altri. «Non abbiamo stravolto i brani – spiega Carletti – perché pensiamo che un autore li partorisca in un modo, e così vuole che restino. Ci abbiamo aggiunto il nostro modo di suonare». Sui prossimi 50 anni, i Nomadi non pensano a cose in grande: «C’è chi ci chiede un concerto a San Siro – conclude Carletti – ma noi siamo legati alla nostra terra e alla nostra realtà». Il nuovo tour teatrale dei Nomadi partirà il 13 novembre da Ascoli, il 16 novembre a Firenze e il 18 a Roma. leggo-