Ora i rom denunciano Maroni

Dieci rom del campo milanese di via Triboniano hanno presentato un ricorso, in sede civile, contro il sindaco del capoluogo lombardo Letizia Moratti, il prefetto Gian Valerio Lombardi e il ministro dell’Interno Roberto Maroni, perché vengano loro assegnate le case popolari in adempimento a quei «progetti di autonomia abitativa» che erano stati prima sottoscritti dall’amministrazione comunale e dalla Prefettura e poi bloccati perché ritenuti ingiusti nei confronti dei milanesi in graduatoria. I nomadi, nel ricorso presentato dagli avvocati Alberto Guariso e Livio Neri, chiedono che il Tribunale accerti e dichiari «il carattere discriminatorio del comportamento tenuto dalle amministrazioni convenute» e ordini «di dare pieno e esatto adempimento» ai progetti di alloggio nelle case popolari per quelle famiglie che hanno rispettato i patti di legalità. Anche considerando che lo sgombero del campo è prossimo. La notizia scatena polemiche anche se a fine serata arrivano le rassicurazioni del ministro Roberto Maroni: «Entro breve potrà essere annunciata una soluzione alternativa sul Triboniano, che è un campo autorizzato. Troveremo un’alternativa per quelle 25 famiglie». Parla di causa surreale il vicesindaco di Milano Riccardo De Corato: «Ricorsi a orologeria che poi abbiamo sempre vinto». Scandalizzati i leghisti Davide Boni e Matteo Salvini. Il primo, presidente del Consiglio regionale: «Il ricorso dimostra come non vi sia neppure un briciolo di riconoscenza da parte dei rom nei confronti di quelle istituzioni che hanno aperto e mantenuto il campo, offrendo loro l’occasione per integrarsi». Il secondo, capogruppo Lega in consiglio comunale, si rifugia nel dialetto: «Và a ciapà i rat (va a catturare i topi, espressione usata per mandare a quel paese, ndr). Una risata li seppelirà». Dalla parte dei rom si schiera ancora una volta la Chiesa. Per primo don Virginio Colmegna, presidente della Casa della Carità, che ha seguito l’integrazione di molte di quelle famiglie. leggo-