Scontro su Marchionne, la Cisl lo difende

Senza l’Italia la Fiat avrebbe un utile maggiore. Le parole pronunciate dall’ad dell’azienda torinese hanno l’effetto di uno tsunami. A difenderlo rimangono in pochi, fra cui Bondi e Bonanni. Il segretario Pd Bersani ricorda che «siamo in Europa, non possiamo diventare cinesi» e Fini evidenzia il poco patriottismo del manager che «ha dimostrato di essere un po’ più canadese». Per Casini Marchionne «ha ragione e non va demonizzato». Il segretario Cgil Epifani è preoccupato: «Parla come se volesse andar via dall’Italia». Marchionne sembra essere stato abbastanza «ruvido» come lo definisce il ministro del Welfare Sacconi, ma anche un po’ smemorato. O almeno ingeneroso perché, come ricordatogli da più parti, non ha affatto considerato le varie forme di sostegno statale di cui la Fiat ha beneficiato. Dagli incentivi per l’acquisto di auto (anche se non diretti solo a Fiat) alla cassa integrazione a cui l’azienda ha fatto ricorso massiccio. Poi ci sono gli insuccessi, vetture senza appeal che si sono rivelate un flop sul mercato. Non tutto è attribuibile alla gestione Marchionne. Ma la residenza in Svizzera, dichiarata nel salottino rilassato di Fazio, certo non ha aiutato l’opinione pubblica a stare dalla parte del super manager italo-canadese. leggo-