Marchionne: «Senza l’Italia faremmo meglio»

Non basta più a Marchionne mani di forbice tagliare stabilimenti e operai (a Termini Imerese resta poco più di un anno di vita): l’ad del Lingotto vorrebbe tagliare l’Italia, che nelle sue parole – un’intervista nella trasmissione Che tempo che fa – più che un mercato è un spina nel fianco. «Fiat potrebbe fare di più se potesse tagliare l’Italia»: dice proprio così il manager italo-canadese. «Nemmeno un euro dei due miliardi dell’utile previsto per il 2010 arriva dall’Italia. La Fiat non può continuare a gestire in perdita le proprie fabbriche per sempre». Immediata la reazione dei sindacati: «L’ad parla come se la Fiat fosse una multinazionale straniera che deve decidere se investire in Italia» attacca Giorgio Airaudo, della Fiom. Da Fabbrica Italia a Problema Italia, insomma: «Siamo al 118° posto su 139 per efficienza del lavoro e al 48° per la competitività del sistema industriale. Siamo fuori dall’Europa». In Polonia i 6100 dipendenti Fiat fanno da soli le stesse auto che si producono in tutti gli stabilimenti italiani, qui invece «tre operai possono bloccare un intero stabilimento» e «quando il 50% dei dipendenti si dichiara ammalato in un giorno specifico dell’anno vuol dire che c’è una anomalia». Chiede Fabio Fazio: «In che giorno avviene tale anomalia?». «Dipende che partita c’è» risponde. Della Nazionale, di solito. Tagliare l’Italia quando lo Stato ha sempre aiutato la Fiat? «I debiti sono stati ripagati, non voglio un grazie, ma non accetto che si dica che chiedo assistenza finanziaria, come hanno invece fatto i tedeschi e i francesi». Ma Marchionne ha fiducia: «Vogliamo dare alla Fiat la capacità di competere, in cambio sono disposto a aumentare i salari». Un po’ più di 1200 euro, a patto di digerire la cura Marchionne: come fare tre pause da 10 minuti invece che 2 da venti sulle linee. Fazio: «Lei in politica?» Lui: «Scherziamo? Faccio il metalmeccanico». leggo-