Phil Collins: Un album soul lo sognavo da anni

Phil Collins: «Un album soul lo sognavo da anni. Il passato? Sono orgoglioso». Basterebbe dire che da qualche anno vive in Svizzera, dove si è trasferito per amore, che il top della sua giornata tipo è quando accompagna i figli a scuola di cinque e nove anni di età, e che seraficamente si considera a fine carriera, per capire che Phil Collins – ex storico batterista dei Genesis, musicista planetario da milioni di copie di dischi venduti, attore, compositore per musical e cinema – è una rockstar del tutto anomala. Ne ha viste, ne ha vissute, e soprattutto ne ha suonate. E ora ti guarda in faccia con quell’espressione da britannico proletario appassionato di calcio e pub e afferma: «Volevo realizzare da anni questo disco, è da quando sono teenager che ascolto questa musica, ma non ho mai potuto suonarla perché appena maggiorenne ero già nei Genesis. Eccolo, è un disco che non dovevo fare per contratto. É un bel prodotto egoista, è la mia festa». Questo disco e questa musica sono Going Back (Warner Music) – l’ultimo cd dove Phil Collins interpreta grandi classici del soul e del pop anni ‘60, scuola Motown e dintorni – e alla festa di cui sopra già parecchia gente è voluta andare – se il disco è in vetta alle classifiche europee da tre settimane di fila. In copertina, un Collins ragazzino, in bianco e nero: «Non è una foto dei miei album di famiglia – rivela l’ex Genesis –. L’ho notata su una rivista e ho fatto di tutto per averla. Me la sono pagata». Un disco che guarda al passato, una cosa che non crea problemi al quasi sessantenne Collins: «Se guardo indietro sono orgoglioso – conclude il batterista –. Ho fatto molti azzardi, ma ho sbagliato poco. Ora sto scrivendo un libro sulla storia del Texas, una mia antica passione». leggo-