Rifiuti, a Terzigno ormai è una guerra

In Campania siamo alla rivolta popolare. Dopo una notte di scontri, sono continuate per tutto il giorno le proteste contro la discarica di cava Sari, ormai satura, e contro l’apertura di una nuova a cava Vitiello, sempre aTerzigno, decisa mercoledì a Roma in un vertice tra gli amministratori locali e il Pdl. Oggi la questione rifiuti verrà affrontata dal governo in una “riunione d’urgenza”. Una promessa strappata a Berlusconi dai sindaci della zona vesuviana, che ieri per tutto il giorno hanno presidiato Palazzo Grazioli, dove hanno incontrato il premier e il capo della protezione civile Guido Bertolaso. Scontri e fiamme. Momenti di forte tensione ci sono stati a Boscoreale, dove un gruppo di persone armate di bastoni ha distrutto le vetrine di diversi negozi del centro storico. Alcuni manifestanti hanno bruciato una bandiera italiana mentre sul pennone del Comune il tricolore è stato abbassato a mezz’asta ed è stato esposto un drappo viola in segno di lutto, tra gli applausi della folla. Il raid ha gettato nel panico molti genitori, che sono andati a prendere i figli a scuola prima della fine dell’orario scolastico. In serata il sindaco ha disposto la chiusura delle scuole per motivi di sicurezza. A Terzigno i manifestanti hanno lanciato sassi contro le auto della polizia. Una è stata data alle fiamme sulla strada che porta a di Sari, dove per tutta la mattina gli autocompattatori hanno sversato rifiuti, finché 5 automezzi non sono stati bruciati. In serata a Terzigno sono ripartite le cariche dure della polizia, con tanto di lacrimogeni. Diversi i contusi tra i manifestanti e gli agenti. «A rischio la vita». A cava Sari la discarica è stata già aperta dal 1988 al 1994. E ora, dopo quanto si è saputo sulla discarica di Pianura,dove l’inquinamento della falde acquifere e dei terreni prossimi a Contrada Pisani è stato accertato dai carotaggi eseguiti, i cittadini di Terzigno hanno paura per la salute. A Pianura sono state trovate polveri di amianto, rifiuti speciali, residui di vernici e collanti, fusti, resine, stucchi, scorie di alluminio, fanghi e ceneri di centrale elettrica. Come pure si è scoperto dagli studi fatti che nella zona c’è una maggiore incidenza dei tumori. A Terzigno è stata la stessa azienda incaricata di gestire l’invaso (Asia Napoli) a denunciare valori fuori norma delle falde acquifere. Per questo ieri il sindaco di Boscoreale, Gennaro Lagella, era furioso: «Così si muore». E ha minacciato di dimettersi. dnews-