Zingari pronti a colpire lo Stato

Intercettato il clan Di Silvio, undici arresti. Tra gli obiettivi una guardia penitenziaria. Sequestrato un arsenale. Zingari pronti a colpire lo Stato. Doveva essere ucciso i primi di settembre un agente 50enne della polizia penitenziaria del carcere di Latina: un assalto allo Stato, un colpo di quelli che non passano inosservati. Lo hanno scoperto gli uomini della squadra mobile del capoluogo pontino, che l’altro ieri hanno eseguito 11 ordinanze di custodia cautelare contro esponenti del clan di zingari Di Silvio, che in quella città per anni hanno avuto il controllo delle più importanti attività criminali e sono notoriamente imparentati – anche a livello di malaffare – con i pericolosissimi e famosi Casamonica, gli zingari che gestiscono usura, narcotraffico e riciclaggio a Roma e da sempre lavorano a fianco a esponenti della banda della Magliana. L’attentato alla guardia carceraria, colpevole, secondo i malviventi, perché poco accondiscendente coi detenuti, è stato sventato grazie alle intercettazioni ambientali di conversazioni in lingua rom effettuate nella sala colloqui del carcere di Latina. In quel penitenziario erano infatti detenuti i responsabili di due omicidi commessi a Latina a gennaio, nell’arco di 24 ore, nell’ambito di un feroce controllo del territorio. Dell’agente destinatario dell’attentato i designati sicari conoscevano ormai ogni spostamento ed erano pronti a sparargli sulla strada la sera dopo cena al centro di Latina, mentre il poliziotto portava a spasso il suo cane. Ma c’è di più. I componenti del clan, il cui capo è tale Carmine Di Silvio, 37 anni, erano pronti ad eseguire una serie di attentati ai danni di due ispettori della questura di Latina nonché del capo della squadra mobile, Cristiano Tatarelli, di cui i malviventi, come scoperto dalle intercettazioni, si apprestavano a bruciare la macchina. leggo-