Tensione altissima contro la discarica

Tra cinque mesi sarà tutto finito. Comunque. Perchè quasi tutte le discariche della Campania (compresa quella di Terzigno) esauriranno la loro capacità di accogliere rifiuti entro marzo 2011. Eppure la guerra della monnezza continua, producendo feriti e arresti. Di notte fuoco e massi nelle strade, di giorno sit-in di donne armate di rosario che recitano preghiere mentre vengono sollevate di peso da poliziotti visti come nemici. E giù urla, botte da orbi, mezzi di trasporto incendiati e messi di traverso per chiudere ogni via d’accesso. L’intifada attacca tutto e tutti. Ieri i comuni confinanti con Terzigno sono rimasti isolati per ore. I camion, a decine, restano prigionieri dell’inferno alle falde del Vesuvio: pochissimi quelli che sono riusciti a liberarsi del carico di sacchetti. Solo il Comune di Napoli conta 75 compattatori prigionieri e zeppi d’immondizia. Nelle strade del capoluogo la gente cammina turandosi il naso, a terra ci sono 850 tonnellate che, di questo passo, non verranno mai prelevate. «C’è emergenza sanitaria», ulula il sindaco Rosa Iervolino. Per il ministro della Salute, Fazio, invece non è così. «Viva lui nella monnezza», è la secca replica partenopea. La Iervolino ne ha pure per Montezemolo, il cui movimento Italia Futuro ha affermato che «Napoli non è stata mai tanto umiliata». Rosetta attacca: «Montezemolo venga qui e dimostri cosa sa fare». Nel frattempo il Governatore Stefano Caldoro riapre altre tre discariche ai rifiuti di Napoli. Le Province di Avellino, Caserta e Benevento non ci stanno e fanno ricorso al Tar. A Terzigno forse capiranno solo oggi che il decreto regionale significa che non si sverserà più nella discarica vesuviana fino al 26 ottobre. Ma così viene siglata soltanto una fragile tregua. Probabilmente si fermerà la «guerriglia organizzata» denunciata dal questore Santi Giuffè. La battaglia infatti si trasferisce altrove, in quelle province che si sentono tradite dal nuovo provedimento-tampone. Perchè nessuno vuole i rifiuti di Napoli.