Omicidio metrò, Burtone: «Ho paura del carcere»

Omicidio preterintenzionale aggravato da futili motivi e non più lesioni personali gravi. Non appena ha smesso di battere il cuore di Maricina Hahaianu, la romena di 32 anni colpita con un pugno in viso dal 20enne, Alessio Burtone, dopo una lite per la fila alla stazione del metrò Anagnina a Roma, anche la posizione processuale del suo aggressore è cambiata. Alessio, che si trova ai domiciliari, ora rischia di finire in galera e di passare diciott’anni della sua vita (questa la pena massima per il reato in questione) in una cella di un penitenziario. «Ho paura di tornare in carcere. Non volevo fare del male e provocare la morte di nessuno: sono profondamente pentito di quello che ho fatto», ha confessato ieri il giovane al suo avvocato, Fabrizio Gallo, che ha riferito che il padre di Burtone è disposto «a risarcire la famiglia di Maricica anche vendendo la casa e tutti i beni». I genitori dell’aggressore, inoltre, hanno fatto sapere di volere incontrare i romeni. È stata la Procura di Roma, che aveva già impugnato la decisione del gip di mettere il giovane ai domiciliari, a chiedere al giudice per le indagini preliminari l’aggravamento della misura cautelare, cioè il trasferimento in prigione del 20enne. «È giusto che ora quel ragazzo vada in carcere. Il nostro dolore è immenso ed è per Maricica che non c’è più», ha detto la famiglia della romena attraverso il suo legale, Alessandro Di Giovanni. «Ci amavamo tantissimo, tantissimo… e adesso non c’è più», continua a ripetere tra le lacrime il marito Adrian, un uomo che dovrà crescere il figlio di tre anni da solo. libero-