Berlusconi conquista Israele: Ebrei nostri fratelli maggiori

«Israele è il più grande esempio di democrazia nel Medio Oriente». E poi: l’operazione Piombo Fuso su Gaza (1.500 morti nel gennaio 2009) «fu una giusta reazione». Nel terzo giorno di visita, con un lungo discorso alla Knesset, Silvio Berlusconi conquista il cuore di Israele. Ma non quello di iraniani e palestinesi. «Gli incontri sono stati positivi. Spero di poter essere utile». Gli sguardi dei parlamentari, capaci di interrompere a furia di applausi per 11 volte il discorso, dicono di sì. In aula, a Gerusalemme, davanti al premier Benjamin Netanyahu e al presidente Shimon Peres, Silvio Berlusconi spalanca le braccia al popolo israeliano, «fratello maggiore. Qui mi sento a casa. Tutto il popolo italiano ama Israele». Che è «l’unico esempio di democrazia in Medio Oriente». Una democrazia che con Piombo Fuso dispiegò a Gaza una «giusta reazione» di fronte ai lanci di razzi da Hamas. Con la standing ovation della Knesset a chiudere l’intervento. Poco lontano lo stato maggiore palestinese sussultava. E prima che il premier varcasse il muro che separa Israele dai territori occupati per incontrare il presidente Abu Mazen a Betlemme, l’Anp rispondeva: «Quella di Gaza fu un’aggressione». In realtà l’Anp aveva scelto di non tirare fuori il tema, per puntare sul discorso degli aiuti. Più tardi il premier corregge il tiro: «Come è giusto piangere le vittime della Shoah, è giusto farlo per Gaza». Ad Abu Mazen Berlusconi riporta la «sincera volontà» di Netanyahu di riprendere i negoziati e riconferma l’idea di lanciare un piano Marshall per la Palestina. Ma il premier non conquista tutti. Critiche arrivano dall’Iran per le «sanzioni» invocate martedì: «Non aiuta a risolvere i problemi – fa sapere Teheran – ma li complica».