Maricica, la vita appesa a un filo

Condizioni disperate per la donna aggredita in metro. Il marito: «Niente scuse, voglio giustizia». Improvvisamente si è aggravata e le sue condizioni sono ormai disperate: Maricica Hahaianu è ridotta in fin di vita per colpa di una banale lite in un bar. E proprio oggi che la speranza si spegne sempre più, dopo il bollettino medico rilasciato ieri sera dal Policlinico Casilino (i sanitari parlano dell’incremento dell’edema cerebrale e di un un’estesa lesione al tronco encefalico), il marito Adrian ed il fratello della donna romena respingono al mittente le parole di scuse pronunciate da Alessio Burtone, il ventenne che ha sferrato il pugno. «Troppo facile, troppo comodo chiedere scusa adesso – hanno replicato ieri i familiari della donna aggredita una settimana fa alla stazione Anagnina – di queste scuse possiamo solo prendere atto. Ora vogliamo giustizia». L’avvocato della Hahaianu, Alessandro Di Giovanni, ha puntualizzato che comunque «al momento al marito della donna non è giunta alcuna lettera di scuse». Un pomeriggio drammatico, quello di ieri, in cui i medici del Casilino hanno effettuato una nuova risonanza magnetica sulla donna in terapia intensiva e, una volta riscontrata l’estrema gravità della paziente, hanno atteso per delicatezza che il marito arrivasse in ospedale prima di diramare il bollettino medico. I familiari della donna hanno allora appreso dai sanitari la terribile realtà: «un drastico peggioramento» sta mettendo in serio pericolo la vita di Maricica, che potrebbe spegnersi nell’arco di 24-48 ore. Ecco allora che la Procura di Roma ha fatto ricorso al tribunale del riesame per chiedere la custodia cautelare in carcere per il ventenne romano (oggi ai domiciliari) che, qualora la Hahaianu non dovesse farcela, passerebbe dall’accusa di lesioni gravissime a quella di omicidio preterintenzionale. leggo-