Schifani e Fini al braccio di ferro

Scontro sulla legge elettorale. Il presidente del Senato: «L’esame inizi qui». No del leader di Fli. Schifani e Fini al braccio di ferro. Tensione al limite dello scontro istituzionale fra i due presidenti delle Camere. Il tema è di quelli davvero delicati: la legge elettorale. Perchè Gianfranco Fini aveva chiesto a Renato Schifani di incardinare la discussione a Montecitorio, ma la risposta di Palazzo Madama è stata semplice e chiara: alla riforma elettorale ci pensiamo noi. Non sfugge a nessuno che la richiesta del leader di Fli fosse motivata dalla certezza che i finiani sono determinanti alla Camera. Dunque capaci di dar vita a maggioranze alternative senza Bossi e Berlusconi e cambiare così le regole del voto. La risposta secca di Schifani evidenzia come la frattura all’interno della maggioranza sia tutt’altro che sanata. E infatti proprio Fini davanti al diniego della seconda carica dello Stato ha sottolineato che la «questione è politica» avanzando forti dubbi sulla possibilità che il Senato manderà davvero avanti la riforma. Oltre a quello della legge elettorale, altro tema caldo rimane quello della giustizia. Il ministro Alfano è salito al Quirnale per illustrare al Capo dello Stato la proposta di riforma. Tra le novità, ci sarebbe una norma che impone alla Corte Costituzionale una maggioranza di due terzi per poter bocciare una legge. Ma è difficile che su una stretta di questo genere i finiani diano il loro placet. La riforma prevede inoltre la separazione delle carriere fra giudici e pubblici ministeri e due distinti Csm. La Lega appare invece più presa dalle questioni regionali. In Piemonte è in corso il riconteggio dei voti che hanno portato, a marzo scorso, Cota alla guida della regione. E il leader della Lega Bossi esterna la sua preoccupazione: «Se vogliono far perdere Cota, si mette male». leggo-