«Pensavo avesse un coltello»

«L’ho fatto perché ho avuto paura, pensavo avesse un coltello con se. La signora continuava a dirmi che mi avrebbe fatto cadere per terra e fracassato la testa»: queste le poche parole pronunciate ieri al citofono da Alessio Burtone, il ventenne agli arresti domiciliari per aver ridotto in coma con un pugno una donna romena di 32 anni, venerdì scorso alla stazione Anagnina. Intanto è in stato di incoscienza, ricoverata nel reparto di terapia intensiva del Policlinico Casilino. Il giovane Burtone, dalla sua casa in zona, Don Bosco ha fatto sapere tramite il suo avvocato che scriverà una lettera di scuse rivolte a Maricica e la sua famiglia: «Il mio assistito – spiega il penalista Fabrizio Gallo – con questa lettera intende riparare al suo gesto frutto di una reazione inconsulta, ha commesso un fatto gravissimo e deprecabile, verrà condannato ad una pena severa e se la ragazza avrà subito danni permanenti rischia fino a 12 anni di reclusione. Ma, anche se non giustifica il gesto, se la ragazza non l’avesse seguito forse questo non sarebbe successo». Inoltre ieri il difensore ha chiesto al magistrato di ascoltare i testimoni della vicenda con la forma dell’incidente probatorio, per verificare chi dei due abbia dato inizio al diverbio, e nei prossimi giorni potrebbe far richiesta di libertà del suo assistito che lascerebbe così anche gli arresti domiciliari. Ma non si placano le polemiche legate alla violenza ed all’indifferenza dei passanti: oggi dalle 17,30 alle 19 i ragazzi di Sant’Egidio saranno in sit-in nel luogo dell’aggressione «Per favorire a Roma – spiega la comunità – la crescita di un clima di non violenza e di solidarietà». leggo-