Brunetta, tanto rumore per nulla: a picco la riforma

Doveva essere una rivoluzione nei rapporti tra la P.A. e i cittadini, come l’ha più volte chiamata Renato Brunetta. Così non è stato. Pec, certificati medici online, Mettiamoci la Faccia. I tre aspetti più pubblicizzati della riforma, annunciati con toni trionfalistici, si sono rivelati tre completi buchi nell’acqua, come risulta dai dati in nostro possesso. Il 23 marzo 2009 il ministro presentava il progetto Mettiamoci la faccia, destinato a raccogliere i giudizi degli utenti sui servizi erogati attraverso touchscreen agli sportelli in ministeri, asl, enti territoriali, comuni. «Sarà un’onda culturale che cambierà tutte le public utilities – aveva annunciato Brunetta – entro l’anno ci saranno 50-100 mila macchinette in tutta Italia». Niente ondata. Il report mensile pubblicato sul sito del ministero, aggiornato al 30 settembre, recita: gli sportelli dotati di emoticon sono 1.429. Il dato sull’utilizzo è ancor più magro: da marzo 2009 ha espresso un giudizio il 17,46% degli utenti. E il numero è in calo: al 31 marzo erano stati il 20,3%. Con picchi minimi nei grandi enti. Agenzia del Territorio, servizi web: su 5.396.690 utenti, solo 52.269 hanno espresso un giudizio: l’1%. Il ministero respinge: «E’ un progetto su base volontaria – spiega Antonio Naddeo, capo dipartimento – sta ai direttori degli uffici promuovere l’uso delle faccine tra gli utenti». Poi fu la volta della Posta Elettronica Certificata, che ha il valore di una raccomandata e dovrebbe migliorare la comunicazione con la P.A. Il ministro l’aveva presentata il 26 aprile 2010: «Entro l’anno avremo in Italia 10 milioni di Pec». Poi la stima veniva rivista: «Quelle attive entro l’anno saranno 6 milioni». Ieri sul sito www.postacertificata.gov.it, il numero delle richieste di attivazione era il seguente: 415.708. Fino al 7 ottobre il sito forniva anche il numero delle caselle attivate: erano 175.000. Ora la cifra è stata cancellata. «Pec gratis per 50 milioni di italiani», aveva annunciato il ministro. Gratis invece non è: l’operazione è costata 50 milioni di euro, appalto vinto da Telecom e Poste. Un risparmio di 500 milioni l’anno dovrebbe generare l’uso del certificato online: niente più carta, quando siamo malati il nostro medico lo invia all’Inps via web. La sperimentazione, iniziata il 15 aprile, doveva finire a settembre, ma è stata prolungata fino al 31 gennaio 2011, quando dovrebbe entrare a regime: «Il sistema si blocca per giorni interi. Difficilmente sarà a regime a gennaio», dicono i medici. Il ministero esulta: in 6 mesi inviati 705mila certificati. La Federazione italiana medici di famiglia risponde: «Un’inezia, ogni anno ne facciamo 24 milioni». leggo-