Ritorno alla luce

I minatori in superficie. «Ma non trattateci da star». La luce accecante dei riflettori, poi le braccia tese del figlio di otto anni, emozionatissimo, sul ciglio del pozzo. Un’istantanea che non dimenticherà, Florencio Avalos, il primo dei 33 minatori cileni a risalire gli oltre 600 metri del tunnel della salvezza di San Josè, stretto nella capsula Fenix. L’istantanea del ritorno alla vita dopo due mesi nel buio degli inferi. Come un parto, dal ventre della pachamama, la madre terra. Poi, via via, è toccato ai suoi compagni riassaporare l’aria del deserto dell’Atacama. Mario Sepulveda, il secondo a uscire, ha mantenuto la sua fama di estroverso del gruppo (era lui ad animare i filmini dal sottosuolo), inscenando un piccolo show a base di grida, salti e battute con la First Lady cilena Cecilia Morel, che ha accompagnato il presidente Sebastian Pinera. Al Campamento Esperanza, ad assistere all’incredibile lieto fine dell’incubo dei minatori, una folla festante, commossa, in preghiera. Familiari, autorità politiche e oltre duemila giornalisti da tutto il mondo. Ogni nuovo minatore estratto veniva salutato da un boato, mentre a Santiago del Cile la gente si radunava nella Plaza Italia per festeggiare il miracolo delle Ande. L’operazione San Lorenzo era slittata di alcune ore, tenendo tutti con il fiato sospeso. Dopo alcuni test sulla capsula vuota, alla 23,38 è sceso per primo sul fondo del pozzo il tecnico Manuel Gonzalez che ha abbracciato i minatori. «Ho parlato con alcuni di loro, mi hanno detto che hanno sentito che erano tornati alla vita», ha raccontato il presidente cileno Pinera. Felicitazioni sono arrivate da tutto il mondo: dal papa al presidente Obama. Una storia troppo bella per non diventare un film. E già si vocifera che Hollywood voglia girarlo davvero, con il premio Oscar spagnolo Javier Bardem nei panni del protagonista. «Ma non ci trattate come star dello spettacolo – ha commentato Sepulveda – continuate a trattarci come Mario, il lavoratore, il minatore». leggo-