Vergogna e follia a Genova

Il calcio ostaggio degli ultras serbi, la curva in mano ai violenti, la polizia non può fare nulla, salta la partita della Nazionale. Indecoroso. È lo spettacolo offerto a Genova da un manipolo di teppisti serbi (teppisti, non tifosi) capaci non solo di bloccare una gara internazionale quale Italia-Serbia, ma di mettere a soqquadro una città intera, di rovinare la giornata a tutti quei tifosi veri accorsi allo stadio per una festa di sport, ma anche (e non è da meno) di ridicolizzare tutto il sistema calcio. «Sono stati momenti difficili – spiega il direttore generale della Figc Valentini -. La partita è iniziata perché è l’arbitro l’unico competente a giudicare sulla sicurezza dei giocatori in campo». E già ci sarebbe da chiedersi se c’era bisogno di iniziare la gara per capire che il pericolo era reale. Non sarebbe forse opportuno un intervento immediato da parte dell’Uefa? Il suo compito inizia dopo, come spiega ancora Valentini: «Ora la palla passa al delegato Uefa, che dovrà fare rapporto, scrivere tutto quello che ha visto e sentito. Quello che è successo è sotto gli occhi di tutti». La vittoria italiana a tavolino insomma è più che una possibilità: «La Polizia ha fatto un ottimo lavoro per contenere l’ira dei teppisti servi, abbiamo fatto tutto quello che era possibile fare per giocare la gara» chiude il dg. Restano tuttavia le perplessità su come sia possibile vedere nel settore ospite fumogeni, spranghe, cesoie, oltre al materiale trovato (e prelevato) di passaggio, come estintori o paracarri da marciapiede. Certo, si trattava di veri e propri ‘specialisti’: «Si sa che i tifosi serbi non sono dei gentiluomini – ha commentato il sottosegretario agli Esteri Mantica, da Belgrado, dove è in visita ufficiale – ma quanto è accaduto è grave, soprattutto in un momento in cui la Serbia ha bisogno del massimo consenso per entrare nell’Ue». Un consenso difficile da ottenere visto che già nell’ottobre 2009 la Fifa minacciò penalizzazioni in caso di nuove violenze da parte dei gruppi più radicali al seguito della Serbia. Tuttavia lo stato d’allerta non era comunque alto, come spiega il responsabile della sicurezza della nazionale Massucci: «Eravamo consapevoli di dover gestire una gara a rischio, tuttavia non ci aspettavamo questo livello di aggressività». Massucci che poi però passa al contrattacco: «Questa gente non deve neanche arrivare nella città dove si gioca. Il compito di fermarli spetta al Paese che organizza l’evento, ma anche a quello di provenienza che avrebbe dovuto impedire la partenza, così come facciamo noi: impediamo di acquistare il biglietto a chi non ha i requisiti per assistere all’evento o quanto meno lo segnaliamo alle autorità competenti e mandiamo qualche nostro poliziotto». E allora Serbia, Italia, Uefa e anche Fifa, sveglia! Prima che il disamore per il calcio diventi davvero cronico.