«La Chiesa deve pagare l’Ici»

L’Europa all’attacco: «Aiuti di Stato». Ogni anno l’erario rinuncia a due miliardi di tasse. «La Chiesa deve pagare l’Ici». Dare a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio? Il monito fatto da Gesù ai Farisei è difficile da rispettare. L’Europa, ad esempio, ha il sospetto che in Italia questo non avvenga. Oggi la Commissione europea aprirà un’inchiesta contro l’Italia per l’esenzione dall’Ici concessa sui beni della Chiesa. L’accusa: è aiuto di Stato. Nel giorno in cui papa Ratzinger tuona contro i «capitali anonimi che distruggono il mondo», tre settimane dopo l’inchiesta della Procura di Roma sullo Ior, le finanze vaticane finiscono sotto la lente dell’Ue. Il problema emerge qualche anno dopo la nascita dell’Ici. Secondo il dlgs 30 dicembre 1992 n. 504, sono esenti dall’imposta i fabbricati di proprietà della Santa Sede. Nel 2004 la Cassazione giudica illegittima la legge esenta solo gli immobili che «non svolgono anche attività commerciale». Nel 2005, a pochi mesi dalle elezioni, il governo Berlusconi approva una norma che stabilisce l’esenzione per tutti gli immobili della Chiesa. Un anno dopo ci mette lo zampino anche il governo Prodi: l’esenzione si applica solo agli immobili dalle finalità «non esclusivamente commerciali», così ora il Vaticano di non paga la tassa anche su alberghi, ospedali, centri vacanze, negozi: basta una cappella nella struttura e quella si trasforma in territorio della Chiesa. Oggi 100mila edifici godono dell’esenzione totale dal pagamento dell’Ici e del 50% dell’Ires: la perdita netta per il fisco si avvicina ai 2 miliardi. Il dossier Ici è sul tavolo di Bruxelles dal 2006 e la condanna è nell’aria. Per il commissario alla Concorrenza Almunia l’esenzione è aiuto di Stato perché i beneficiari degli sconti sono in concorrenza con altri operatori nel settore turistico-alberghiero e della sanità. Entro 18 mesi Bruxelles dovrà decidere: se condannerà l’Italia, la Chiesa dovrà ridare a Cesare qual che è di Cesare. leggo-