Sarah, il giallo delle cuffie

Auricolari mai ritrovati. La ragazza li aveva con sé. E adesso si indaga sulla fine che avrebbero fatto le cuffiette auricolari di Sarah. Quelle che la ragazzina, secondo i familiari, indossava per ascoltare musica dal telefonino presumibilmente anche nell’ora della scomparsa, e che lo zio – reo confesso della sua brutale uccisione – non avrebbe mai menzionato. Cuffiette che forse erano inserite nel cellulare – rendendolo insonoro – proprio mentre i parenti cercavano Sarah attraverso quel mezzo, e mentre lei stava soccombendo nelle mani dello zio. E’ uno dei tanti particolari mancanti o discordanti delle varie versioni degli interrogatori di Michele Misseri. Ieri, durante l’ultimo confronto «lo stesso gip a voce alta gli ha intimato: fai gli altri nomi!», lo ha detto il suo difensore, Daniele Galoppa all’uscita dal palazzo di Giustizia di Taranto. Per il legale, Michele Misseri «non ha detto la verità complessivamente. Io non penso che ci siano altre persone coinvolte, lo pensano gli investigatori» ha precisato. Mentre al gip ha chiesto di disporre una perizia psichiatrica per il proprio assistito. Ieri, come testimoni, sono stati ascoltati anche il fratello e il papà di Sarah, Claudio e Giacomo Scazzi. Il Comune di Avetrana, invece, ha dato mandato per la costruzione di una tomba-monumento all’interno della quale, entro alcuni giorni, verrà sepolta la quindicenne. Fino ad allora il suo corpo resterà nella camera mortuaria del cimitero. leggo-