Keith Richards: «Sì, ho sniffato mio padre»

Il leggendario chitarrista dei Rolling Stones a 67 anni racconta per la prima volta tutte le follie in “Life” Keith Richards: «Sì, ho sniffato mio padre» Life, certo. Keith Richards non poteva chiamarla diversamente la sua biografia, perché è di vita che si tratta, di vita piena, vissuta, presa da ogni angolazione, dal rock’n’roll alla follia, da Dartford, dove è nato 67 anni fa il chitarrista dei Rolling Stones, al mondo. Non è la storia dei Rolling Stones, di quei sei ragazzi moncati del pianista, Ian Stewart dal primo manager, Andrew Loog Oldhamse. O del Marquee, il locale dove George Harrison li consigliò al discografico della Decca che aveva scartato i Beatles diventando la barzelletta del Regno Unito. Nella biografia di Richards leggeremo la follia dei favolosi Sessanta, letta dal principe della follia, del suo rapporto con John Lennon, di un loro famoso viaggio che il chitarrista ha anticipato a News of the World: «Cosa abbiamo fatto esattamente in quei tre giorni in giro per l’Inghilterra né io né John siamo mai riusciti a ricordarcelo. Dovevamo aver fatto uso di qualche sostanza notevolmente allucinogena. C’era una giovane ragazza con noi, e sicuramente uno chauffeur, perché né io né John eravamo in condizioni di guidare. L’unica cosa che ricordo veramente è che abbiamo preso la mia Bentley blu, poiché La Rolls Royce di Lennon sembrava al momento una scelta troppo vistosa». È chiaro che la Rolls psichedelica dipinta dai Fools per Lennon li avrebbe consegnati ai fans. Ma è facile immaginare la trama del viaggio: un manicomio. Richards conferma anche quello che molti non hanno avuto il coraggio di credere e cioè che, fatto cremare il padre, col quale aveva un rapporto molto intenso, ne sniffò le ceneri. Fra le anticipazioni filtrate del testo ancora top secret (il libro uscirà a fine mese) non si parla di Anita Pallenberg, ma se ne parlerà. L’attrice finì nel giro degli Stones per amore di Brian Jones, il chitarrista che lasciò la band e morì annegato in piscina dopo essersi esaurito con droghe e psicofarmaci. Forse a dargli il colpo di grazia fu anche il simpatico scherzetto del pirata che gli stava al fianco: durante un viaggio in Africa, Jones tornò in albergo e non trovò più la sua Anita e Keith. Erano fuggiti. Si sarebbero sposati e avrebbero avuto figli e vissuto altri anni leggendari. Forse Brian Jones quel giorno smise di sentirsi uno Stones e un altro scheletro prese posto nel frequentatissimo armadio di Richards. Fra chitarre, leggendarie intuizioni che dalle tre note di Satisfaction gli hanno valso il titolo mondiale del riff, poesie e accordature libere, c’è sempre stato uno spazio sussurrato che ha guarnito la leggenda. Stavolta Keith promette di pubblicare l’unica canzone inedita degli eroi del rock, la sua vita, che può sembrare normale soltanto a lui. leggo-