Emanuela a casa entro giugno

Agca shock al fratello della Orlandi. E Pietro dice: «Non è uno spaccone». Procura in campo. La scomparsa di Emanuela Orlandi è un incubo che dura da più di un quarto di secolo e che non smette di riservare colpi di scena. Ieri, nella vicenda della ragazza sparita nel nulla nel giugno del 1983, si è aggiunto un altro capitolo che porta un nome vecchio: Alì Agca. «Emanuela è viva e questa storia si risolverà entro giugno». L’ultima falsa pista inventata dall’ex lupo grigio? Forse. Però a credere al turco, scarcerato il 18 gennaio dopo 29 anni di carcere per l’attentato a Papa Giovanni Paolo II dell’81 e per l’omicidio di un giornalista turco, è Pietro Orlandi, fratello di Emanuela, che ieri gli ha fatto visita a Istanbul. «L’ho guardato negli occhi: mi ha dato l’idea di essere sincero. Non è lo spaccone che si vede in tivù. Gli ho chiesto delle prove e lui mi ha assicurato di avere certezze inconfutabili. Di sapere che Emanuela vive in un paese europeo, Francia o Svizzera, e che prima di giugno tornerà a casa». E il coinvolgimento della banda della Magliana? «Mi ha assicurato – spiega Pietro – che è una menzogna. Che Emanuela venne portata via solo per la sua liberazione. Che è integra e che l’organizzazione che l’ha rapita la libererà non appena Agca ci fornirà determinati documenti». Ma come si fa a credere a chi dice di essere Gesù? «Gli ho chiesto – spiega Orlandi – perché continua a ripeterlo. Mi ha risposto che la gente non si rende conto che quello che lui dice è vero». Non gli credono nemmeno gli inquirenti, anche se Giancarlo Capaldo, uno dei titolari dell’inchiesta, ha assicurato che esaminerà i resoconti giornalistici dell’incontro Orlandi-Agca per capire se ne emergono elementi utili per l’inchiesta giudiziaria. (Leggo.it)