Pooh: «Dopo lo tsunami ci sentiamo rinati»

Arriva l’abum di inediti “Dove comincia il sole” con Ferrone alla batteria. La band: un lavoro come ai vecchi tempi Pooh: «Dopo lo tsunami ci sentiamo rinati» «É un disco figlio di un nostro personale tsunami, nato da una dolorosa separazione eppure generatore di una nuova linfa vitale»: parole e musica, è proprio il caso di dirlo, dei rinati Pooh. A una manciata di anni dal mezzo secolo di carriera, i vecchi leoni del pop tricolore sono sempre desti. Restano in tre, dopo l’addio del batterista Stefano D’Orazio, ma non smettono di cercare il luogo, simbolico, delle proprie aspirazioni. Ebbene sì, dopo una vita artistica che definire sontuosa è poco, Roby Facchinetti, Dodi Battaglia e Red Canzian possono dire di aver trovato ancora una volta quel luogo. É Dove comincia il sole, che è poi il titolo del loro ultimo album di inediti, in uscita il 12 ottobre, ma da oggi disponibile nella luxury edition in tiratura limitata. Dietro l’angolo, inutile dirlo, per i Pooh un mini tour di sette date, che prenderà il via il 23 novembre da Rimini (105 Stadium), toccherà Roma il 27 (PalaLottomatica) e Milano il 30 (Mediolanum Forum) e che fa da antipasto al tour primaverile nei teatri ed estivo nei grandi spazi. Forse, prelude anche a un’apparizione a Sanremo. «La scelta di Gianni Morandi alla conduzione ci sembra perfetta – spiega Red Canzian –. Lui ha dimostrato di saper condurre bene in tv, ha grande sensibilità e rispetto per gli artisti, è uno della nostra generazione. Partecipare al Festival? Sì, forse come ospiti, certo non da concorrenti, il disco esce ora e l’esperienza l’abbiamo già fatta». Meglio i live, quindi. A sostituire D’Orazio, su disco e dal vivo, il batterista di caratura internazionale Steve Ferrone, la cui tecnica si è rivelata utile per un ritorno alle sonorità degli esordi, il genere cosiddetto prog: brani lunghi e non necessariamente radiofonici, testi epici, i Pooh dei tempi di Parsifal calati nel mondo d’oggi. «Ci siamo ritirati in un castello fuori Treviso – spiega sempre Canzian – a provare e modellare ogni brano, come si faceva ai vecchi tempi». Cosentini/leggo-