Fecondazione, traballa la legge 40

A tre giorni dall’assegnazione del premio Nobel al padre della fecondazione assistita Robert Edwads, in Italia si torna a parlare di legge 40. Il tribunale di Firenze ha deciso di rinviare alla Consulta la legge per la parte che vieta la fecondazione eterologa (articolo 4), giudicata incostituzionale perché lede il diritto alla salute e i diritti fondamentali dell’uomo sanciti dalla Carta. Il tribunale si è mosso dopo la denuncia di una coppia fiorentina – lei impiegata 38enne che studia per diventare architetto, lui 34 anni – che non può avere figli ricorrendo solo alla fecondazione omologa (seme e ovulo della coppia). L’uomo infatti soffre della mancanza di spermatozoi causata da terapie fatte in adolescenza. Quindi l’unico modo per i due di poter diventare genitoriè quellodi utilizzare un seme “esterno”. Da quando nel 2004 è stata approvata la legge 40, è il secondo rinvio alla Consulta. Anche il primo fu promosso dal tribunale di Firenze. Allora i giudici costituzionali accolsero il rilievo del tribunale eliminando l’obbligo di produzione di soli tre embrioni in ogni ciclo di fecondazione, l’obbligo del loro conlarono il divieto di congelamento degli embrioni in sovrannumero. Se anche questa volta la Consulta dovesse accogliere la richiesta la legge 40 verrebbe stravolta. E il cosiddetto turismo procreativo non avrebbe più ragione di esistere. Da anni infatti le coppie italiane che non possono avere figli con la fecondazione omologa – 10mila almeno, secondo la Società europea di Riproduzione umana ed Embriologia – scelgono altre vie e vanno all’estero. Un escamotage vietato in base all’articolo 4 comma 3 della legge 40. Quelle più giovani, poi, maggiormente a rischio di gravidanze plurime, scelgono cliniche straniere anche solo per congelare gli embrioni e per trasferirne uno o due per volta. Stessa scelta obbligata per le coppie fertili portatrici o affette da patologie genetiche che non possono accederealla diagnosi di preimpianto – sempre vietata per legge – meno invasiva per la salute della donna rispetto alle indagini prenatali che hanno il medesimo intento di rilevare patologie trasmesse al nascituro.Per tutti gli altri che non possono permettersi economicamente questi “viaggi”resta la legge 40. dnews-