Tiziano Ferro: «Voglio innamorarmi di un uomo»

«Mi voglio innamorare di un uomo»: Tiziano Ferro va in copertina del Vanity Fair di oggi e fa coming out: «Un paio di anni fa ho iniziato un percorso di analisi. Da tempo non stavo bene, e avevo capito di dover riprendere in mano una serie di cose: dal forzato esilio lontano da amici e famiglia alla relazione col mio lavoro, al rapporto contrastato con l’omosessualità ».

Tiziano Ferro pubblica un libro e confessa: da due anni sono in analisi, ora sto meglio e voglio innamorarmi di un uomo. Il sospirato outing è arrivato. E nel modo più netto e inequivocabile: «Mi voglio innamorare di un uomo». Tiziano Ferro spazza via anni di pettegolezzi e rivelazioni (altrui), scegliendo la via più semplice: dichiararsi per vivere meglio. Nell’intervista di copertina di Vanity Fair, in edicola oggi, il cantante di Latina svela la conclusione di un periodo travagliato. «Un paio di anni fa ho iniziato un percorso di analisi – racconta – Da tempo non stavo bene, e avevo capito di dover riprendere in mano una serie di cose: dal forzato esilio lontano da amici e famiglia alla relazione col mio lavoro, al rapporto contrastato con l’omosessualità. Così, dopo due anni di duro lavoro su me stesso, sono arrivato a una conclusione: volevo vivere meglio». In tanti si erano affannati nei mesi scorsi ad anticipare lo scoop. Da Platinette a Cecchi Paone. Quest’ultimo aveva persino rivolto a Ferro un invito a uscire allo scoperto. Voci che «mi avevano fatto rabbia», ammette il cantante nell’intervista a Vanity Fair. Un’anteprima ideale per l’evento editoriale del 20 ottobre: la pubblicazione dei diari, in un libro intitolato Tiziano Ferro – Trent’anni e una chiacchierata con papà (Kowalsky). Memorie di un’ascesa irresistibile, consumatasi in un quindicennio, dai 15 ai trent’anni. Ferro racconta di aver avuto i primi dubbi durante l’adolescenza, quando confidò alla fidanzata di essere attratto dagli uomini: «Mi rise teneramente in faccia, mi disse che non poteva essere vero». Poi, quel tarlo, che lo ha consumato per anni, impedendogli una piena consapevolezza: «Non so spiegarmi perché considerassi l’omosessualità una specie di malattia… Non ho la presunzione di salvare nessuno, ma se il mio libro potesse aiutare qualcuno a evitare di perdere tutti gli anni che ho buttato via io, sarei felice». E se Renato Zero aveva indispettito la comunità gay dichiarandosi «di ben altra pasta», il Ferro senza più remore avrà sicuramente conquistato molti cuori. Fabretti/leggo-