Bimbo rapito per un posto nella baracca

Casilino, racket al campo nomadi: per ottenere i soldi il boss dell’accampamento sequestra neonato. Bimbo rapito per un posto nella baracca. È una storia sconcertante e disumana quella scoperta dagli agenti del commissariato Prenestino che hanno smascherato un vergognoso racket delle baracche nel campo nomadi di via dei Severini, periferia sud della città. Un bambino romeno di appena 18 mesi, infatti, è stato rapito dalla moglie del boss, anche questo romeno, che gestiva illegalmente la compravendita dei miseri alloggi al fine di convincere suo padre a pagargli un pizzo di 300 euro per avere diritto a risiedere nel campo. La polizia ha accertato che il padre del bambino, che aveva già acquistato – ovviamente fuori da qualsiasi norma di legge – per 40 euro la baracca da un connazionale tornato in patria, era stato prima picchiato brutalmente dal capo, che lo aveva addirittura preso a morsi al torace, mentre continuava a minacciarlo. Nello stesso tempo, la 32enne romena moglie del boss gli aveva rapito il figlioletto, nascondendolo all’interno della sua baracca. L’uomo aveva anche tentato di liberare il bambino, ma i sequestratori lo avevano minacciato, qualora non avesse pagato, addirittura di vendere il piccolo ad una coppia residente in un altro campo. È accaduto così che la vittima ha deciso di chiamare il 113. All’arrivo degli agenti, diretti da Fabrizio Calzoni, la donna che aveva con sé il bambino lo ha lasciato cadere a terra. In lacrime, sporco ed impaurito, ma fortunatamente illeso, il piccolo è stato preso in custodia e confortato dai poliziotti e quindi dal padre. Arrestata la donna, mentre sono in corso le ricerche del boss che ha ordinato il vergognoso sequestro. Camuso/leggo-