«Commissione d’inchiesta sui pm»

Intervento alla festa Pdl a Milano: «De Pasquale famigerato». Bocchino: «Così non voteremo la riforma della Giustizia». Non è il premier col freno a mano che si è presentato alla Camera la scorsa settimana per chiedere la fiducia quello che parla per oltre un’ora alla Festa del Pdl di Milano. Gioca in casa Silvio Berlusconi e lancia bordate contro la magistratura, la Corte Costituzionale, le opposizioni e lancia ultimatum ai suoi avversari. Per lui, serve «una commissione parlamentare d’inchiesta» che indaghi su quei giudici che «vogliono eliminarmi dalla vita politica». Ancora: il premier ha definto «famigerato» il pm di Milano Fabio de Pasquale che ha sostenuto l’accusa al processo Mills. Berlusconi ha ricordato che il magistrato era lo stesso del processo per le tangenti dell’Eni: «È lo stesso che disse a Cagliari che il giorno dopo l’avrebbe messo in libertà e poi è andato in vacanza. Il giorno dopo Cagliari si è tolto la vita». Poi l’avvertimento ai finiani: «Sarà una verifica giorno per giorno» e se non saranno leali «si va al voto». Ma Bocchino gela il premier: «Così la riforma della Giustizia non la voteremo». Anche il ministro Maroni, del resto, dice che nelle prossime «tre settimane» si saprà se il governo tiene. Ma i nuovi attacchi del Cavaliere ai magistrati non aiutano la tenuta del governo. Fli già si è detto contrario ad una commissione d’inchiesta. Che le urne siano probabili lo sa anche il premier, che non a caso ieri sembrava già in campagna elettorale. Ha detto di puntare al 51% dei consensi e ha annunciato l’avvio di una grande campagna d’informazione «sull’operato del governo attraverso migliaia di opuscoli che verranno recapitati a tutte le famiglie italiane». Alla sinistra dice: «Vogliono mandarmi a casa, ma io ne ho 20, non saprei quale scegliere». L’Associazione nazionale magistrati ha replicato agli attacchi: «Non ci faremo intimidire». Il segretario del Pd, Bersani: «Basta con barzellette, favole e cricche». Severini/leggo-