Ecuador, Correa prepara la vendetta a colpi di decreti

«Non ci sarà perdono né oblio», proclama il presidente dell’Ecuador Rafael Correa, dopo essere scampato a quello che lui stesso ha definito un tentativo di colpo di Stato, e contro il quale una grande unanimità di governi stranieri gli ha dato appoggio. Ma la meccanica stretta della vicenda è piuttosto di una protesta degenerata. I poliziotti erano infatti entrati in sciopero dopo che Correa aveva posto il veto a alcuni emendamento di una legge sul servizio pubblico che il suo stesso partito aveva concordato con l’opposizione, e che riservavano agli agenti una serie di benefici. Il presidente ha provato a affrontare i protestatari con toni bruschi, e questi lo hanno aggredito a colpi di bombe lacrimogene, obbligandolo a rifugiarsi in un ospedale. Nove ore è durato l’assedio dell’edificio da parte dei poliziotti inferociti: il periodo durante il quale è scattato appunto l’allarme internazionale sul rischio di golpe. In realtà, però, non si è mosso nessun altro. Certo, c’è stato bisogno delle forze speciali per liberare Correa dall’assedio. E non senza una battaglia che ha lasciato un paio di morti e varie decine di feriti. In Ecuador negli ultimi 13 anni si sono susseguiti otto presidenti, tre dei quali rimossi da sommosse popolari, e Correa ha accusato di cospirazione Lucio Gutiérrez: ex-colonnello, uno dei leader della sommossa che fece saltare il secondo di questi presidenti; poi lui stesso terzo di questi presidenti cacciati; e infine tornato alla ribalta come leader del principale partito di opposizione al governo di Correa, che è a sua volta un economista di sinistra molto vicino al venezuelano Hugo Chávez. D’altra parte, Correa non ha maggioranza all’Assemblea Nazionale, e per questo motivo restano tuttora lì bloccate varie riforme governative. È evidente che Correa chiama al golpe anche per sfruttare la possibilità che la Costituzione gli dà di invocare elezioni anticipate. Con, in attesa del voto, la possibilità di far passare queste riforme a colpi di decreti.