Milan con Ibra e Robinho, Dinho rischia la panchina

Sarà che il capo è indaffarato altrove; sarà che nella vita è abituato a fare di testa sua; sarà che, forse, quel “sarà il mio Milan, tanto alla fine se va male pago io” non gli è scivolato via, tra un pensiero e l’altro. Allegri si prepara alla prima, vera scelta della sua avventura rossonera. Niente di ufficiale, ma se il condizionale è d’obbligo, siamo comunque più sul sì che sul no. Ronaldinho ancora fuori, questa dovrebbe essere la decisione del tecnico livornese. Il 4-3-1-2 è il suo pane, la sua griffe da allenatore. Va bene che il semi-incontrista Cossu non c’è e che il fantasista fatto e finito Seedorf è altra cosa, ma Allegri sembra convincersi, ogni giorno che passa, che l’equilibrio, la sua giusta ossessione, passa di lì. E allora l’idea è quella di replicare, punto per punto, l’attacco di Amsterdam, anche perché Ibra ha dato segnali incoraggianti, nonostante il lavoro differenziato di ieri. Ronnie trequartista non piace al tecnico, questo si era capito dal principio. Con il modulo più prudente rischia di trovare poco spazio, ma l’allenatore sembra voler tirare dritto. Specie dopo le precisazioni di un Seedorf “entusiasta” del suo lavoro e pronto a virare su una più politica “autocritica” dopo l’invito esplicito a non scopiazzare l’Inter di Mancini e del primo Mourinho. Parole che hanno chiuso un caso che, in realtà, Allegri non ha mai calcolato granché. Lui guarda altrove, pensa alla sua scacchiera e al suo Milan. Così, domani a Parma, dovrebbe preferire ancora l’olandese a Dinho e confermare Ibra- Robinho, votata anche da Galliani in un summit telefonico pre-allenamento. Anche perché Pato, ieri in campo con la squadra, non è ancora pronto per partire dall’inizio. La staffetta con Robinho, anche se non è escluso che si scelga di risparmiare un tempo o giù di lì a Ibra schierando il brasiliano prima punta, è più che probabile. Per il resto, si vive tra conferme e test da portare avanti senza fretta. Boateng al posto di Flamini, Gattuso ancora in campo, Bonera ai box per qualche acciacco e Zambrotta a fare gli straordinari. Un Milan diverso da quello che si era messo giù in estate, soprattutto per quel 4-3- 1-2 da pesare a dovere, per quel Ronaldinho fuori ruolo, a detta di Allegri, in zona centrale a ridosso delle punte. Lì dove in realtà lo vedeva bene qualcuno, uno che comanda. dnews-