Attentato a Belpietro, uomo armato in casa

Spari sul pianerottolo di casa Un uomo in divisa aspettava il nostro direttore nascosto sulle scale. Sorpreso dalla scorta, apre il fuoco e fugge. Nessun ferito. È giallo, ma Maroni l’aveva detto: «Attenti all’odio». Alle 22.35 di ieri la scorta del direttore di Libero è stata coinvolta in uno scontro a fuoco in pieno centro a Milano, dentro la casa. Belpietro era appena rientrato in famiglia dopo una giornata di lavoro trascorsa a Roma. Scritto l’editoriale che appare in prima pagina in volo, ha spedito il pezzo in redazione e si è fatto accompagnare a casa. Poco dopo aver messo piede nell’abitazione, sono partiti i colpi, sparati dagli uomini che ogni giorno ne tutelano la sicurezza. Di lì a pochi minuti, le vie attorno alla casa di Belpietro si riempiono di uomini e mezzi delle forze dell’ordine. Il direttore viene consigliato dalla scorta: si chiude ovviamente in casa con la sua famiglia. Parte la telefonata alla redazione: «Bisogna riaprire il giornale, hanno sparato fuori da casa mia, non ho capito cosa sia successo, ci sentiamo tra poco». Nei minuti successivi il quadro si complica. Arrivano polizia e carabinieri. I fatti, convulsi per come arrivano in piena notte in redazione: il direttore entra in casa. Apre con le sue chiavi, mentre di solito suona: l’ora tarda lo sconsiglia. Saluta la scorta, comunicando come sempre l’orario per l’incontro della mattina successiva. Il caposcorta, con un cambio di abitudini insolito che si rivela probabilmente provvidenziale, per il percorso verso l’auto sceglie le scale anziché l’ascensore. Mentre scende, appena girato l’angolo per imboccare la prima rampa, si imbatte in un uomo che poi viene descritto vestito con un’uniforme da finanziere. Ma solo nella parte superiore, quasi volesse farsi “riconoscere” da uno spioncino. Con buona probabilità, quello della casa del direttore, anche se ovviamente ogni ipotesi resta aperta. Alla vista dell’agente della scorta, l’uomo estrae all’improvviso un’arma, secondo le prime e disordinate testimonianze una pistola simile alle Beretta. Tenta di aprire il fuoco. Mira alla testa, per uccidere. L’arma però si inceppa mentre la scorta risponde al fuoco lanciando subito l’allarme. Vengono esplosi tre colpi che, stando all’assenza di tracce nel giroscala, non raggiungono il bersaglio. L’uomo scappa, nel giro di pochi minuti la strada si riempie di volanti. Il resto della scorta si precipita in casa. Belpietro viene chiuso dentro, come ovvio. Il capo degli agenti, dopo aver visto la morte a un millimetro, trova la forza di coordinare le ricerche e di raccontare l’accaduto al direttore. Intanto parte la caccia all’uomo per le vie circostanti. Al momento in cui andiamo in stampa, non si hanno notizie sulla sua cattura. Gli inquirenti sono obbligati a mantenere vive tutte le ipotesi, ma quella più grave è la più ovvia ed è finita nel titolo di apertura di Libero. «Un attentato». Sono le parole che lo stesso direttore pronuncia al telefono con chi scrive, a metà tra il realismo e l’orrore della consapevolezza. L’uomo armato era a pochi scalini dall’uscio di casa. Se avesse suonato al campanello, per di più con la divisa “d’ordinanza”, sia il direttore sia i suoi familiari avrebbero quasi certamente aperto, pensando si trattasse del caposcorta salutato pochi secondi prima. Per questo la scelta delle scale per tornare all’auto potrebbe essersi rivelata provvidenziale. A sconvolgere tanto gli agenti quanto il direttore è la rapidità fulminea con la quale l’uomo, senza proferire verbo, ha tentato di aprire il fuoco contro l’agente della scorta di Belpietro. Un comportamento diverso da quello di un semplice intruso o ladro. A sconvolgere la redazione di Libero è l’ipotesi – che per ora ovviamente resta tale – di un’azione violenta indirizzata contro il nostro direttore (lui e la famiglia stanno bene), cui va la solidarietà e l’abbraccio esteso a tutta la sua famiglia. Corti/ libero-