Fiducia a Silvio, salvato dai finiani

Il Governo va avanti. Silvio Berlusconi, nel giorno del suo compleanno, ha ricevuto un regalo gradito: 342voti difiducia (275i no, 620 i presenti, 3 astenuti). Dopo aver pronunciato il discorso programmatico in 5 punti alla Camera e al culmine di mesi di scontro interno al Pdl il Presidente del Consiglio ha ottenuto 5 voti dall’Mpa di Lombardo e 34 dai finiani (con l’eccezione di Granata), che però hanno sottolineato la crucialità del loro peso: senza Fli e Mpa la maggioranza non arriva alla soglia dei 316: si ferma a 303. In una sorta di discorso di inizio legislatura, Berlusconi ha elencato i punti cardine del programma che vuole portare a termine: economia, federalismo, giustizia, sicurezza e Sud. I contrasti interni al Pdl li ha lasciati alla fine, ammettendo la sua «amarezza » ma riconoscendo legittimo «il dibattito interno». «La dialettica interna alla maggioranza ha superato i limiti fisiologici – ha ammesso il premier -, ma restiamo aperti al confronto ». E proprio con i finiani Berlusconi dovrà trattare su uno dei temi a lui più cari: la giustizia. «C’è un uso politico e continua ad esserci uno squilibrio tra ordini dello Stato» ha ribadito il Cavaliere chiedendo quel Lodo Alfano che non convince i finiani. Italo Bocchino, a nome di Futuro e Libertà ha detto che il suo gruppo è propenso «a una riforma della giustizia, ma che non sia mai punitiva verso la magistratura ». Per quanto riguarda l’economia Berlusconi ha provato a blandire sia i centristi, riaffermando l’impegno per il quoziente familiare, che l’Mpa rilanciando gli investimenti per il Sud. In conclusione l’appello alle «forze responsabili» a contribuire ad una legislatura che deve «fare riforme poiché alternative non esistono». I toni in Aula, durante la replica pomeridiana si sono fatti molto più tesi rispetto alla linea soft scelta in prima battuta dal premier. Antonio Di Pietro lo ha definito «stupratore della democrazia » mentre secondo il numero uno del Pd Bersani «nelle parole di Berlusconi manca l’Italia, il paese vero». «Nonpotete più traccheggiare – ha detto-. Avete governato per 7 degli ultimi 10 anni, possibile che sia sempre colpa del nemico? ». E un attacco camuffato da preoccupazione arriva anche da Bossi: «I numeri sono limitati. La strada maestra sono le urne». E Maroni – in una conversazione rubata dalle telecamere di La7-: «Tanto a marzo si vota…». dnews-