Oscar, l’Italia punta su Virzì

Da tre mesi nei salotti del cinema italiano si faceva il nome del suo film, e da giorni, su internet, era partita una sorta di campagna elettorale per spiegare «perché Paolo Virzì deve andare agli Oscar». Nessuna sorpresa, quindi, quando ieri il comitato di selezione ha nominato La prima cosa bella del regista livornese come candidato italiano per entrare nella cinquina del miglior film straniero agli Oscar. «Sono molto orgoglioso, caricato di una bella responsabilità ma fiducioso – ha detto Virzì, in partenza con la moglie “portafortuna” Micaela Ramazzotti – tra l’altro avevamo i bagagli già pronti per gli Stati Uniti, dove ci aspettano per la campagna dei Golden Globes e per chiudere alcuni appuntamenti con la distribuzione». Il cammino è ancora lungo e l’ultima parola si dirà dopo il 25 gennaio, quando i selezionatori americani sceglieranno, tra 70 pellicole internazionali, i film da inserire in cinquina. L’Italia, che non vince dal 1999 con La vita è bella di Roberto Benigni, con Virzì avrebbe qualche possibilità: «Questo film, e sono il primo a esserne stupito perché sono una bestia – ha detto il regista – è pieno di amore e di un sentimento di conciliazione con i dolori della vita, elementi che spero colpiscano i membri dell’Academy. Confidiamo di entrare nella cinquina, ma l’obiettivo è vincere la statuetta». A favore de La prima cosa bella, film agrodolce su una famiglia spaccata, ambientato a Livorno (protagonisti la Ramazzotti, Valerio Mastandrea, Claudia Pandolfi e Stefania Sandrelli) giocherebbe anche il passaggio a giugno nel Festival Open Roads di New York, per quanto il film non abbia ricevuto la stessa calda accoglienza tributata in Usa all’altro candidato italiano, Luca Guadagnino con Io sono l’amore: «Probabilmente alla fine hanno preferito il mio film per la sua impronta italian style – ha spiegato Virzì – e poi si sa che i giurati dell’Academy sono in prevalenza donne, quindi mamme, zie, nonne che si vogliono emozionare per una giusta causa». «Sono felicissima – la confessione di Sandrelli – così sarebbe premiato l’impegno che tutti hanno investito nel film. Virzì è grande e io lo ringrazio ancora una volta per l’occasione, rara, del mio personaggio». Ravarino/leggo-