Finiani decisivi per governare

La fiducia a Berlusconi alla fine passa con 342 voti. L’asticella dei famosi 316 voti è stata superata, ma senza il sì dei deputati di Futuro e Libertà e dell’Mpa di Lombardo, l’esito sarebbe stato diverso. Un risultato che cambia gli equilibri della maggioranza: non più solo l’asse Berlusconi-Bossi, ma un terza forza necessaria. Sarà una maggioranza in ostaggio di Fini? Forse no, ma lui intanto ha annunciato, un’ora dopo l’intervento del premier, la nascita di un nuovo partito. Si aprono allora nuovi scenari, con il Cavaliere che dovrà dimostrare di saper discutere, contrattare, concedere, per portare a casa le riforme che ha annunciato. Ma questo il premier lo sapeva già quando è entrato in aula ieri. Il suo discorso è stato infatti conciliante, «democristiano» hanno detto alcuni. Ha evitato toni aspri, sfuggito fratture, nessun riferimento esplicito ai finiani. «Basta odio – ha detto – serve coesione nazionale». Solo nella replica ha usato parole un po’ più accese per escludere che ci sia stata «compravendita di parlamentari». Con Fini solo un saluto istituzionale e un freddo botta e risposta per chiedergli di richiamare Di Pietro. Bocchino ha ribadito la «fedeltà al programma» e si è detto «pronto a discutere, ma senza diktat». Non ha convinto però il suo collega Granata che, nonostante le indicazioni del gruppo, ha votato contro la fiducia «come reazione simbolica agli attacchi» sferrati a Fini. Severini/leggo-