«Quei ratti di italiani fuori dalla Svizzera»

Campagna in Canton Ticino contro gli stranieri. Lugano e Locarno tappezzate, all’indice anche i romeni. Ira di Cgil e Pdl. «Quei ratti di italiani fuori dalla Svizzera». Proteste e polemiche in Italia per una campagna-choc antifrontalieri in canton Ticino, partita su Facebook e su un sito internet e proseguita ieri con manifesti affissi a Lugano e Locarno. I frontalieri, i lavoratori italiani in Svizzera, sono rappresentati come topi e sotto campeggiano slogan piuttosto forti (per esempio si usa il termine «derattizzazione»). Al momento nessuno rivendica l’iniziativa e il leader della Lega dei Ticinesi, Giuseppe Bignasca, si chiama fuori, mentre Cgil e Pdl fra i primi chiedono risposte al Governo della Confederazione svizzera. In particolare, la campagna è partita su Facebook: nelle immagini ci sono tre topi che rappresentano un piastrellista italiano, il ratto Fabrizio, che viene da Verbania; un poco raccomandabile simil-ladro romeno con tanto di mascherina stile Banda Bassotti, detto il ratto Bogdan, e infine il ratto Giulio con riferimento al ministro Tremonti, con uno scudo riferito allo scudo fiscale, osteggiato da chi non voleva il ritorno di capitali nel nostro Paese. In aggiunta sul sito www.balairatt.it vi sono parole d’ordine come: «Lavoro: no all’invasione del frontalierato», e «Sicurezza: no alla delinquenza d’importazione» mentre sul sito Ticinoonline, nella sezione, «News», si legge, tra l’altro, «I ratti invadono la Svizzera italiana, una curiosa campagna». Immediata la reazione del segretario nazionale dei lavoratori frontalieri della Cgil, Claudio Pozzetti, che vede dietro la longa manus della Lega dei Ticinesi. «Chiediamo al Governo del Canton Ticino di intervenire. Spiegheremo ai ticinesi che senza i frontalieri le loro aziende sarebbero in difficoltà». Bignasca nega: «Noi non c’entriamo. Ma se la disoccupazione dovesse salire allora anchei frontalieri dovranno soffrire». Prazzoli/leggo-