Salari, cinquemila euro in fumo

Le retribuzioni crescono meno rispetto alla media Ue. Draghi: «Regole severe per le banche». Salari, cinquemila euro andati in fumo. Dieci anni di salari evaporati. E il potere d’acquisto dei lavoratori italiani crolla. Dal Duemila a oggi, tra inflazione, aumento del prelievo fiscale e mancata restituzione del fiscal drag, hanno perso in media oltre 5.000 euro. A calcolarlo è l’Ires-Cgil, nel rapporto su «La crisi dei salari», presentato ieri. La perdita cumulata del potere d’acquisto dei salari lordi – secondo il sindacato – ha raggiunto nel decennio quota 3.384 euro che, sommata a oltre 2.000 euro di mancata restituzione del drenaggio fiscale, porta la perdita del potere d’acquisto a 5.453 euro in media per ogni lavoratore dipendente. La Cgil sottolinea come nel periodo 2000-2008 le retribuzioni lorde in Italia siano aumentate (+2,3 per cento) molto meno rispetto a quelle medie degli inglesi (+17,40%) e francesi (+11,1%), ma anche come la produttività sia cresciuta pochissimo (+1,8% rispetto al 1995) a fronte di balzi a due cifre per il Regno Unito (+32,2%), la Germania (+27%) e la Francia (+24,8%). La conferma è anche nell’ampia fascia di lavoratori dipendenti che guadagnano meno di 1.300 euro al mese (15 milioni) mentre per sette milioni di questi (60% donne) la busta paga segna meno di 1.000 euro. Una situazione definita «allarmante» dal segretario della Cgil, Guglielmo Epifani, che è tornato a chiedere al governo un «intervento urgente» che riequilibri la pressione fiscale a favore dei salari. Alla fotografia sui salari scattata dalla Cgil si aggiunge un’altra stima, effettuata da Federconsumatori e Adusbef: l’aumento dei prezzi e delle tariffe ha comportato per le famiglie italiane a reddito fisso – tra il 2002 e il 2009 – rincari per 10.270 euro. Oneri che si andranno a sommare ad altri 1.118 euro nel 2010. Ieri il governatore di Bankitalia Draghi ha sollecitato: «Avanti con le riforme della finanza, ora servono nuove regole per le grandi banche». Fabretti/leggo-