Il pasticcio nucleare

La Sogin individua le aree, ma la società è commissariata. L’atomo in Italia slitta dal 2013 al 2014. Il pasticcio nucleare. La mappa della discordia. Ha scatenato già un vespaio di polemiche la lista delle 52 aree idonee a ospitare il deposito nazionale di superficie per le scorie radioattive. Tra le zone coinvolte nella Carta redatta dalla Sogin, «le colline emiliane e alcune zone del Piacentino», oltre al Viterbese, alla Maremma, all’area tra Puglia e Basilicata, parte del Monferrato. Ogni sito sarebbe di circa 300 ettari. Tra i criteri considerati, la stabilità del suolo, la non sismicità e la bassa densità di popolazione. In ogni caso, la scelta del sito dovrebbe avvenire con una sorta di asta: la comunità che accetterà di ospitare le scorie sarà ricompensata con forti incentivi economici. La mappa deve essere ancora valutata dall’Agenzia per la sicurezza nucleare, ma già fioccano i no degli amministratori locali. Nichi Vendola, governatore della Puglia, promette battaglia: «Lotteremo in generale contro la follia del nucleare». E attraverso Facebook il presidente della Regione Toscana, Enrico Rossi, fa sapere che si opporrà «a ogni ipotesi di nucleare». Protestano anche gli ecologisti: Legambiente ricorda il «dietrofront del governo Berlusconi nel 2003 sulla scelta di Scanzano Jonico, non condivisa dalla popolazione. Ma ad aumentare la confusione è anche la questione dei tempi. La mappa della Sogin – attualmente commissariata – è infatti congelata in attesa della creazione dell’Agenzia per la sicurezza del nucleare, che doveva già essere pronta prima dell’estate. Probabile quindi che lo slittamento di almeno un anno rispetto al termine previsto del 2013.