Ciao Sandra

«Questa cura non finirà mai, perché il mio dolore non finirà mai». Il dolore è finito, Sandra è tornata idealmente nel luogo che più le appartiene, accanto al cuore di Raimondo che ha smesso di battere il 15 aprile scorso. La Mondaini è morta ieri, a 79 anni appena compiuti, cinque mesi dopo la scomparsa dell’uomo della sua vita, quel Vianello che ha lasciato un vuoto immenso negli italiani che hanno visto la tv passare dal bianco e nero al colore, dal mattone allo schermo piatto, da Canzonissima al Grande fratello. Sempre con quella coppia che scoppiava di ironia e salute nonostante gli anni avanzassero veloci come una tv che nel frattempo bruciava tutto e alla quale avevano sempre rifiutato di piegarsi. Sandra Mondaini se n’è andata poco prima delle 13, all’ospedale San Raffaele di Milano, dove era ricoverata da circa 10 giorni: mangiava pochissimo e beveva ancora meno, determinante è stata una gravissima crisi respiratoria. In questo periodo è entrata e uscita dagli ospedali come neanche aveva fatto sui set: una settimana dopo la scomparsa di Raimondo, Sandra è stata ricoverata per 15 giorni a San Rossore a Pisa, curata dallo psichiatra Giovanni Battista Cassano, che la seguiva da anni e che aveva disposto il ricovero per le sue condizioni psicofisiche. Lunghe giornate segnate dal ricordo di Raimondo, aveva detto lo stesso professore. E confessate da lei stessa in un’intervista a News Mediaset: «Per carità, non sono la sola e la più grande vedova italiana, sono una vedova come tutte e altre. Passerà, ma lui non c’è più». Raimondo non c’era davvero e in fondo anche lei non c’era più. Il grande pubblico la ricorda nelle vesti colorati e colorite di Sbirulino, il personaggio che faceva impazzire i bambini, apparso per la prima volta nel ’70 – durante lo spettacolo Rai abbinato alla Lotteria Io e la Befana – ma la Mondaini era l’essenza stessa dello spettacolo a tutto tondo: attrice, cantante, conduttrice, presentatrice, showgirl inconsapevole, capace di incollare davanti al piccolo schermo bambini e nonni, padri e madri, adolescenti e manager, operai e avvocati. Personaggio trasversale dalla lingua tagliente, mai volgare come il marito, capace di raccontare un universo con una sola battuta. Nata a Milano il 1° settembre ’31, verso la metà degli anni ’40 aiuta la famiglia (in difficoltà economiche) cominciando a lavorare come modella: nel ’49 debutta a teatro con Ghe pensi mi alll’Olimpia di Milano, accanto a Tino Scotti e Franca Rame. È l’inizio di una carriera cinematografica che la vede affiancare personaggi come Ernesto Calindri (Le olimpiadi dei mariti nel ’60) e Walter Chiari (Un mandarino per Teo). Ma è insieme al marito – sposato a Roma nel ’62 – che getta le fondamenta per una strada sempre in discesa, formando una delle coppie più solide e artisticamente valide nella storia dello spettacolo italiano. Parodie, sketch, rasoiate. -leggo-