Profumo, dimissioni nella notte

Unicredit, la giornata più lunga. L’amministratore delegato Alessandro Profumo, lascia sfiduciato. Ma il suo addio è stato sofferto e controverso. In un primo momento si pensava che l’ad, che guida Unicredit da 15 anni, avesse dato le dimissioni nel primo pomeriggio con una lettera al consiglio di amministrazione dell’istituto di Piazza Cordusio, ma durante il consiglio stesso le dimissioni sono diventate un giallo, fino al voto dei soci che lo ha costretto a lasciare in tarda serata. L’annuncio è stato dato dalla moglie del banchiere, Sabrina Ratti, uscendo dallo studio legale «Bonelli Eredi Pappalardo», dove aveva raggiunto il marito: «Ha firmato, ha rassegnato le dimissioni». Di certo c’è che il suo allontanamento è stato oggetto di un duro braccio di ferro nel cda, con la maggioranza dei grandi azionisti che premeva per il suo addio e una parte, tra cui Salvatore Ligresti, che lo sosteneva. La buonuscita dell’ex ad sarà di 40 milioni di euro, due dei quali andranno in beneficienza. Per la prima volta, nel Cda di Unicredit, ieri era presente anche Farhat Omar Bengdara, Governatore della Banca centrale Libica. Formalmente tra le ragioni che hanno portato alla cacciata del banchiere c’è proprio la scalata libica nella banca italiana: la banca centrale dello stato africano infatti possiede il 4,98 % dell’istituto e il fondo Libyan Authority Investment (Lia) è salito recentemente al 2,594 %. Ma dietro l’addio frettoloso di Profumo, che ha fatto andare male la Borsa e danneggiato l’economia, ci sarebbero ragioni politiche. Alle passate elezioni regionali, la Lega ha fatto un balzo in avanti e ora chiederebbe per i suoi uomini posti di prestigio. E poi, c’è l’interrogativo elezioni: servono nei posti di potere condottieri schierati. Secondo i ben informati, Alessandro Profumo paga la sua poca sensibilità politica. L’amministratore ad interim sarà il presidente Dieter Rampl, a cui il consiglio di amministrazione ha affidato le deleghe.