Svezia, rivince il centrodestra Xenofobi eletti in Parlamento

L’estrema destra entra per la prima volta nella storia svedese in Parlamento, anche se di un soffio. È questo il dato più eclatante delle elezioni che si sono svolte ieri. Gli exit poll attribuiscono la vittoria, come da pronostico, al centrodestra uscente, l’Alleanza, che però esce dalle urne ridimensionata rispetto alle previsioni e senza numeri per governare da sola. La coalizione del premier Fredrik Reinfeldt avrebbe infatti ottenuto solo il 49,1 enonil 50 percento che gli veniva attribuito negli ultimi sondaggi prima del voto. Sconfitti ma in recupero i socialdemocratici della candidata Mona Sahlin che, per la prima volta in coalizione con Verdi e ex comunisti del Vänsterpartiet, ottengono il 45,1 dei consensi. I «democratici» – nome strampalato per un raggruppamento nazionalista, populista, xenofobo, che ama le teste rasate anche se il suo leader Jimmie Åkesson porta occhiali e maglioncini a righe – superano di appena uno 0,6 la soglia del 4 percento ma lo stesso riescono ad entrare nel Riksdag. Secondo gli impegni da Reinfeldt con gli elettori non dovrebbero però essere usati come stampella della maggioranza. Alla fine il vincitore vero, anche se non ancora in prima fila, resta il poliedrico, 42enne, super ministro dell’Economia Anders, Borg.Èlui il principale artefice dei successi economici della Svezia, uscita dalla crisi con il vento in poppa e in viaggio verso una crescita del Pil del 4 percento nell’anno prossimo, con una percentuale di disoccupati ridotta all’8, in massima parte immigrati che rappresentano il 14 percento della forza lavoro. È nelle mani di Borg – per la prima volta verso un secondo mandato al centrodestra – che il modello svedese, un tempo basato sul welfare «dalla culla alla tomba», probabilmente sarà definitivamente reimpostato nel Terzo millennio. Il duo Borg-Reinfeld, che qualcuno ha già paragonato alla coppia inglese Clegg-Cameron, non sembrano intenzionati a provocare una cesura netta rispetto al passato nella struttura sociale ed economica del regno di Carlo Gustavo XVI. Nel loro programma sono previsti tagli ai sussidi ma solo dopo un anno e mezzo di disoccupazione, non si prevedeunaumento delle tasse a carico dei redditi più elevati – come nel programma della Sd – ma sgravi, più incentivi alle esportazioni high tech e fondi alla ricerca. Di Borg, versione «smart» dei nuovi neoliberal, detrattore di Obama, cresciuto dentro la banca d’affari Abn Amro,sentiremo ancora parlare. Ancora non è chiaro invece se i cyber pirati dopo il successo a Strasburgo abbiano raggiunto il quorum. (unita)