Boom dei sarti, usa e getta addio

L’era dell’usa e getta sembra volgere al termine. Sarà la crisi o la moda vintage che impazza, ma gli italiani tornano a recuperare giacche, jeans e vecchie scarpe in soffitta, specie se di marca, e farli modificare da qualche professionista. Le botteghe di riparazione tirano così un sospiro di sollievo, tanto che il mestiere dell’artigiano comincia a interessare anche molti giovani disoccupati. Unioncamere registra un incremento del 9,7% delle imprese di riparazioni vestiarie dal dicembre 2009 a giugno 2010. «Questo aumento è in parte da imputare alla crisi e ad un conseguente minor consumismo», sottolinea Antonio Fainella, responsabile sindacale Confederazione Nazionale dell’Artigianato di Roma. A fare la parte del leone ci sono i tanti nuovi laboratori di orlo facile: «Molte tra queste nuove aperture sono riconducibili a imprenditori stranieri – anche perché i laboratori di riparazione vestiti non richiedono alti investimenti iniziali, ma per settori come gli elettrodomestici, ad esempio, il costo della riparazione non conviene in rapporto all’acquisto del nuovo». Per le imprese di riparazioni di elettrodomestici, infatti, le percentuali sono decisamente meno consistenti ( + 0,8%), così come per le sartorie (+ 0,3%), ma fanno comunque ben sperare, in una congiuntura economica caratterizzata da percentuali in negativo. «Negli ultimi quattro anni gli affari per le sarte sono calati – spiega Roberta Galletti, Presidente della categoria Abbigliamento di Confartigianato Imprese Torino – molti manager e liberi professionisti, che potevano permettersi vestiti su misura per occasioni speciali, hanno perso il lavoro ma i ragazzi sono ancora disposti a spendere quel po’ che hanno per un capo personalizzato, anche se non lavorano e i genitori puntano al risparmio. La figura tradizionale dell’artigiano è ancora importante, anche per l’attenzione che dedichiamo al cliente».