Sarko schiaffeggia l’Europa: «E Silvio è con me»

Avanti sulle espulsioni. La Francia tira dritto sulla questione dei campi rom, incassa il sostegno di Italia e Spagna, e ribadisce la linea della fermezza in una infuocata seduta del Consiglio d’Europa. I presenti riferiscono di toni accesi tra Sarkò e il presidente dell’esecutivo europeo, il portoghese Josè Manuel Barroso. Uno scontro verbale inedito per l’assise europea e, seppure alla fine i due abbiano tentato di minimizzare, il numero uno francese si è mostrato «furibondo»e decisoanon cedere.Pri- ma ha chiesto «spiegazioni» sulla decisione della Commissione di avviare una procedura d’infrazione contro la Francia «che non è razzista», poi ha annunciato che non ci sarà alcun dietrofront sullo smantellamento dei campi illegali, e le operazioni verranno fatte «nel rispetto della legge». Barroso, da parte sua, ha difeso «il ruolo di custode dei trattati dell’esecutivo europeo», l’altro ha replicato che «la Commissione ha ferito la Francia con le sue accuse» e ha ottenuto l’appoggio sicuro dell’Italia. «Con Silvio Berlusconi ci siamo visti e siamo d’accordo», ha detto in una conferenza-fiume, e del resto la posizione di Palazzo Chigi era già stata espressa in un’intervista a Le Figaro: «Sì al rigore francese, ma senza estremismi». Resta contraria la Germania di Angela Merkel, che ha gelato l’inquilino dell’Eliseo e si è affrettata a smentire la voce di prossimi sgomberi sul proprio territorio. «La Commissione ha il diritto e l’obbligo di verificare se gli Stati membri rispettano le regole comunitarie», ha sentenziato Merkel. Dalla parte di Parigi, invece, la Spagna di Josè Luis Zapatero, che ha definito «inaccettabili e fuori luogo» le dichiarazioni della vicepresidente della Commissione Ue, Viviane Reding, che l’altro giorno aveva fatto un parallelo tra l’espulsione dei rom in Francia e quanto successo durante la Seconda Guerra Mondiale. Tuttavia, dal vertice non è uscita alcuna soluzione al problema dei rom; i leader hanno discusso (Sarkozy e Barroso a brutto muso), il clima si è surriscaldato e il dibattito è stato rinviato «alla prossima riunione», segno che tra i 27 membri dell’Ue non c’è accordo. Alla fine, il presidente permanente del Consiglio, Herman Van Rompuy, ha elencato cinque punti per evitare uno scontro istituzionale, tra cui anche uno sulla Reding «che ha esagerato», ma non troppo (Barroso non ha permesso nessuna menzione di scuse). continua…….