Finiani deferiti, il premier resta in silenzio

Con il lodo Alfano costituzionale la strada del governo si fa meno accidentata. «Ci sono i numeri, anche Fini lo sosterrà» dice Bossi, non certo dispiaciuto per il naufragio del «gruppo di responsabilità nazionale». Intanto ieri i probiviri del Pdl hanno formalmente deferito i tre finiani ribelli, Granata, Bocchino e Briguglio. Il Pdl ha affrontato ieri il tema «scudo per Berlusconi» durante un vertice al Senato al quale hanno partecipato anche il ministro Alfano e Niccolò Ghedini. Proprio l’avvocato-deputato di Berlusconi aveva sondato la presidente della commissione Giustizia Giulia Bongiorno in un lungo colloquio sui divanetti del Transatlantico. I finiani confermano le aperture del loro leader ma pongono delle condizioni. «Un filtro processuale che consenta a capi di stato e di governo di arrivare alla fine del mandato è legittimo – dice Benedetto della Vedova – ma senza pasticci». A passare la palla nell’altra metà del campo è il capogruppo al Senato Gasparri quando spiega che «l’impegno di questa fase è di passare dalle affermazioni generiche all’assunzione di decisioni, confrontandosi nel merito delle cose». La tattica finiana però prevede di «stare a guardare» in attesa dell’intervento di Berlusconi alle Camere. Per i vertici del partito però i tempi non sono neutri: lo scudo giudiziario in forma costituzionale vorrebbero fosse approvato, almeno nella prima lettura, entro dicembre, negli stessi giorni in cui la Consulta dovrà esprimersi sul legittimo impedimento che finora ha congelato i processi del premier. Il nodo resta l’estensione dello scudo anche ai ministri. Per questi, Futuro e libertà e Udc potrebbero garantire una maggioranza ampia alla legge che congela i processi per le alte cariche dello Stato ma chiedono che sia esclusa l’estensione dello scudo. La Corte Costituzionale sul punto ha già fatto chiarezza nelle precedenti sentenze: il presidente del Consiglio è «primo tra pari» dunque le sue garanzie non possono essere differenti da quelle dei ministri. Per raggiungere la più ampia maggioranza possibile il Pdl potrebbe agire anche su altre modifiche e tra esse quelle che riguardano la possibilità che lo scudo riguardi i reati commessi prima dell’assunzione della carica istituzionale o l’inserimento dell’istituto della rinuncia, emendamento proposto dall’opposizione. Dialogo aperto a tutti, partendo dai finiani, nonostante ieri i probiviri del partito abbiano dato il via al secondo atto della procedura di espulsione. Ai tre ”imputati” Bocchino, Briguglio e Granata è stato notificato il deferimento insieme alla richiesta agli stessi di una memoria difensiva. Poco interessati i tre dissidenti: «Noi andiamo avanti con Futuro e libertà ». Insomma da un lato non alzare i toni per evitare inutili polemiche che rischierebbero di compromettere la trattativa con i finiani sul lodo Alfano costituzionale. Dall’altro tentare di trovare i numeri per essere autosufficienti da Fli in Parlamento e proseguire nel processo ai tre finiani accusati di aver remato contro il Pdl. Si muove lungo questa sottile linea Silvio Berlusconi, che tace in vista del suo intervento programmatico previsto per il 28 settembre in aula. Ci sono altri segnali che sembrano indicare come il premier non voglia offrire appigli per nuovi scontri con l’ex leader di An. A molti non è apparso per niente casuale il fatto che la prevista intervista a Matrix di Luciano Gaucci sia stata cancellata. «È la dimostrazione che non si vogliono esacerbare gli animi», confida un ministro, dando per scontato che dietro la decisione ci sia stato lo zampino del Cavaliere. (ilpiccolo)