L’intervento del Giappone sullo yen lascia indifferenti i listini europei

La contromossa attuata ieri dalla Banca centrale del Giappone per bloccare la corsa dello yen ha portato un po’ di euforia sui mercati. Ma a beneficiarne sono state solo le Borse asiatiche, in primis Tokyo (+2,3%), mentre l’Europa ha chiuso in rosso (con Milano maglia nera a -0,69%). L’intervento valutario – il primo del Giappone da marzo 2004 – è stato realizzato con la vendita di yen da parte del ministero delle Finanze giapponese e della banca centrale, in modo unila- terale e non concordato a livello internazionale, dopo che lo yen aveva toccato il massimo degli ultimi 15 anni, a 82,86 contro dollaro. Livelli che, a Tokyo come a Bruxelles, sono considerati una minaccia per la ripresa. Subito dopo la diffusione delle voci dell’intervento diretto, il cambio contro il biglietto verde si è raffreddato a 85,77 contro dollaro e a 111,27 contro euro. Nelle stesse ore in cui Tokyo interveniva, l’oro ha raggiunto un nuovo picco a 1.274,95 dollari l’oncia, spinto dalla scarsa fiducia sulla ripresa e i segnali contrastanti che arrivano dalla politica monetaria. Per queste ragioni, ma anche per l’effetto zavorra dei titoli bancari e del settore energia, i listini del Vecchio continente hanno smaltito in fretta l’euforia, chiudendo in rosso, anche se di poco. A dispetto dell’apertura positiva di Wall Street, Londra ha perso lo 0,21%, Francoforte lo 0,22%, Parigi lo 0,50 per cento. A Piazza Affari si sono registrate forti prese di beneficio su Autogrill (-1,28%), Ansaldo Sts (-2,39%), A2a (-2%) e Eni (-1,09%). Fra i bancari, in controtendenza Bpm, che ha guadagnato l’1 per cento. (libero)