Maroni difende Tripoli: è bufera

Danneggiamento di navi e tentativo di omicidio plurimo aggravato. Sono questi i reati ipotizzati, contro ignoti, dalla Procura della Repubblica di Agrigento che coordina l’inchiesta sul motopesca “Ariete”di Mazara del Vallo mitragliato domenica sera in acque internazionali da una motovedetta libica con a bordo anche alcuni militari italiani come osservatori. «Penso che si sia trattato di un incidente grave, ma pur sempre un incidente » ha ridimensionato ieri il Ministro degli Interni Maroni, assicurando però che sarà fatta chiarezza e che è stata aperta un’inchiesta del Viminale: «Immagino – ha concluso – che abbiano scambiato il peschereccio per una nave di clandestini, si sono già scusati». Il ministro degli Esteri, Franco Frattini, si è detto pronto a riferire sulla vicenda in Parlamento: «Vado ogni volta che sono chiamato» ha assicurato; mentre il titolare della Difesa La Russa ha apprezzato le scuse di Tripoli. L’atteggiamento del governo italiano, ha però suscitato indignazione su più fronti. A replicare a Maroni, oltre a numerosi esponenti dell’opposizione, è stato lo stesso Gaspare Marrone, comandante del motopesca che si è detto «arrabbiato» e «molto sorpreso» per le parole del ministro. «Tutto si può affermare tranne che sia stato un incidente – ha detto – Né è possibile sostenere che ci abbiano scambiati per clandestini. Come possono farlo? Era evidente chi fossimo: dei pescatori italiani e potevano ucciderci». La vicenda ha turbato anche i vescovi italiani, che accusano di «inerzia» l’esecutivo. «Preoccupa molto – ha detto monsignor Mogavero, vescovo di Mazara e presidente del Consiglio Cei per gli Affari giuridici – che non ci sia nessuna iniziativa politica che metta mano ad affrontare la questione e preoccupa la facilità con cui si mette mano alle armi e si attenta alla vita delle persone».