«Chi protesta perde il posto»

L’ultimatum scade venerdì. Tensioni per la riforma Gelmini in tutta Italia. I prof: «I Rettori non ci appoggiano». «Chi protesta perde il posto». Bufera sull’università di Bologna, i ricercatori protestano e l’Ateneo li lascia a casa. Il blocco della didattica, annunciato da mesi dai ricercatori universitari in protesta contro il ddl Gelmini, rischia di pregiudicare l’avvio delle lezioni ed i Rettori corrono ai ripari: ieri all’Alma Mater Studiorum di Bologna il Senato accademico ha deciso di inviare nelle singole facoltà le lettere con cui i presidi dovranno chiedere ai ricercatori la disponibilità o meno a tenere le lezioni in aula. Chi non sarà disponibile entro le ore 12 di venerdì, verrà rimpiazzato. I corsi infatti, rimasti scoperti dai ricercatori che per anni hanno fatto lezione gratuitamente perché non previsto dal contratto, saranno messi a bando. «Così si rischia di creare una guerra tra poveri, utilizzando anche i precari – denuncia Daniele Bigi, rappresentante dei ricercatori dell’Università degli studi di Bologna – comunque non ci lasciamo intimorire e andiamo avanti con la protesta. Paradossalmente il fronte dei ricercatori si è rafforzato dopo la presa di posizione del Senato accademico: in queste ore abbiamo ricevuto molte adesioni. Ci chiediamo allora da chi saremo sostituiti e con che livello di qualità». Ma intanto il caso di Bologna ha infiammato gli animi nell’intero mondo accademico: «Si tratta di un atteggiamento vergognoso da parte del Rettore e dei presidi – denuncia Marco Merafina, coordinatore nazionale dei ricercatori – è un ricatto ai danni di chi sta lottando per il futuro dell’università. Ci sono malumori anche in altre città come Modena e Roma eppure abbiamo annunciato il blocco delle lezioni mesi fa e in un’interfaccia con i presidi ricevemmo il pieno appoggio: mera ipocrisia, si tratta ormai di uno strappo insanabile. Restiamo compatti finché non vedremo risposte concrete dal governo». -leggo-